Attentato a Charlie Hebdo. Degrado societario verso una nuova guerra mondiale.

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“Per Bin Laden e la sua gente quello delle armi non è un mestiere, è una missione che ha radici nella fede acquisita nell’ottusità delle scuole coraniche, ma soprattutto nel profondo senso di scacco e di impotenza, nell’umiliazione di una civiltà – quella musulmana – un tempo grande e temuta, che si vede ora sempre più marginalizzata e offesa dallo strapotere e dall’arroganza dell’Occidente”

(Tiziano Terzani. Dal libro “Lettere contro la guerra”, 2002)

charlie ebdo
Scrivo questa riflessione a seguito di una lunga pausa dagli articoli della sezione Mondo.
In queste ore e minuti le telecamere e i notiziari di tutto il globo sono puntati verso Parigi dopo lo spaventoso attentato alla sede del settimanale satirico francese Charlie Hebdo.  Cinque minuti di terrore, 12 vittime e 11 feriti, di cui 5 gravi ma non più in pericolo di vita. L’attacco messo a segno da tre uomini ha sconvolto la Francia. Killer incappucciati e armati hanno fatto irruzione nel giornale aprendo il fuoco con i kalashnikov.

Non si ha piena certezza del legame tra la missione del commando con l’ideologia jihadista.

ebdo attentato

In realtà dei veri membri o simpatizzanti dei Fratelli Mussulmani, di Al Qaeda o dell’Isis non si sarebbero accontentati di uccidere dei vignettisti atei, avrebbero prima di tutto distrutto gli archivi del giornale sotto i loro occhi, sul modello di quello che hanno fatto nella totalità delle loro azioni in Maghreb o Medio Oriente. Per un jihadista il primo compito è distruggere gli oggetti che, a suo modo di vedere, offendono Dio, e solo in seguito punire i «nemici di Dio».
Allo stesso modo, non sarebbero subito fuggiti dalla polizia senza prima aver portato a termine la loro missione, anche a costo di morire sul posto.
Peraltro i video e alcune testimonianze mostrano che gli assalitori sono professionisti. Sanno maneggiare le armi e hanno sparato a colpo sicuro. Non erano vestiti alla maniera dei jihadisti, ma come un commando militare. Il modo in cui hanno freddato un poliziotto ferito a terra, che non rappresentava più un pericolo, dimostra che la loro missione non era quella di «vendicare Maometto» dal sarcasmo di Charlie Hebdo.
Oltre ai video dell’aggressione dubitosi, altri elementi sospetti sono il ritrovo dei documenti all’interno dell’autovettura dei due fratelli Said e Cherif Kouachi, franco-algerini di 32 e 34 anni. Secondo le indiscrezioni degli ultimi minuti sarebbero stati uccisi in un blitz delle teste di cuoio in una cittadina nei pressi di Parigi.

Questa operazione intende porre le premesse di una guerra civile

Il fatto che gli assalitori parlassero bene il francese, e che probabilmente siano francesi, non ci permette di dire che l’attentato sia un fatto interno al mondo francofono o francese. Al contrario il fatto che siano dei professionisti ci obbliga a distinguerli dai loro probabili mandanti. E non c’è nulla che provi che questi ultimi siano francesi.

È un riflesso naturale, benché intellettualmente sbagliato, quello di credere di conoscere i propri aggressori allorché si viene aggrediti. Sarebbe una cosa più logica se si trattasse di criminalità comune, non quando si tratta di politica internazionale.

I mandanti dell’attentato, molto probabilmente, sapevano che il gesto avrebbe provocato una rottura tra francesi mussulmani e francesi non mussulmani. Charlie Hebdo si era specializzato nelle provocazioni anti-islam e la maggior parte dei mussulmani di Francia ne erano diventati direttamente o indirettamente le vittime. Se i mussulmani francesi condanneranno senza appello il gesto, sarà per loro difficile provare lo stesso dispiacere che i lettori di quel settimanale provano per le vittime. E questa situazione sarà percepita come una forma di complicità con gli assassini.
Per questo, anziché considerare l’attentato sanguinario come una vendetta islamica contro un settimanale che pubblicava caricature di Maometto e non risparmiava le sue prime pagine in senso anti-islam, sarebbe più logico ipotizzare che questo sia il primo episodio di un processo finalizzato a creare una situazione di guerra civile.


In Italia: sciacallaggio politico e nuovi paladini della libertà.

Diversi politici italiani si sono completamente sbizzarriti sull’argomento. Per esempio il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (Forza Italia): “L’Occidente se ne accorge ancora una volta troppo tardi, quando dovremmo essere più implacabili sempre e stroncare sul nascere ogni germe di fanatismo integralista. Basta ai barconi carichi di clandestini ma anche di predicatori dell’odio. Non possiamo rinunciare alla democrazia e alla libertà di espressione come di satira. Sarebbe una resa inaccettabile. Ma bisogna reagire. Sappiamo chi sono e dove sono. Serve un’offensiva militare decisa. Meno soldi per pagare i riscatti. Usiamoli per armare gli aerei e colpire le centrali del terrorismo“. Ribadisce il concetto il segretario della Lega Nord Matteo Salvini: “Se il massacro di Parigi fosse confermato di matrice islamica, sarebbe chiaro che il nemico ormai ce l’abbiamo in casa. Bloccare l’invasione clandestina in corso, subito. Verificare chi, come e perché finanzia moschee e centri islamici”.  Il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni chiede al presidente del Consiglio Matteo Renzi di sospendere il trattato di Schengen.

Nell’editoriale a Servizio Pubblico della serata di ieri Marco Travaglio ha analizzato la censura perpetrata contro la satira in Italia: “Da ieri, in Italia, c’è un sacco di gente – politici, giornalisti, commentatori – che ha scoperto all’improvviso la libertà di satira. Charlie Hebdo ha tutto il diritto di sbeffeggiare l’Islam come tutte le religioni. Perché la satira non ha limiti. Qualunque limite sarebbe una censura, e noi siamo contrari alla censura. Nessuno s’è mai sognato di censurarla, perché noi la satira l’abbiamo eliminata. E’ passato anche in rassegna alle tante censure che si sono susseguiti negli ultimi 14 anni: “Nel 2001 Gene Gnocchi a ‘Quelli che il calcio’ fa una battuta su una stagista raccomandata perché è la nipote di Gasparri. Questo, anziché farsi una risata, chiama in diretta per replicare. Simona Ventura tenta di spiegargli qualche semplice concetto, tipo democrazia, libertà e satira politica. Lui però non capisce. Gasparri Akbar. Nel 2002″ – continua – la Rai caccia Biagi, Santoro e Luttazzi per ordine di un tizio che parla dall’estero,ma non ha nè barba nè turbante. Però la Rai dice: non è censura, è un problema di orario. Biagi dice: ok,andrò in onda alle 24, l’ora del porno. Gli rispondono: guadagni troppo. Non è censura, è risparmio. Lui dice: ok, vado in onda gratis. Gasparri risponde che ruba spazio ai giovani: non è censura, è svecchiamento. Silvio Akbar

 

Dalla guerra a pezzetti alla vera Terza Guerra Mondiale?

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Oggi come ai tempi delle dittature, con cinismo spietato, si lascia che il “nemico”, l’estremismo islamico come qualunque altro fanatismo religioso, possa essere usato come spauracchio, e utilità elettorale, massacrando indisturbatamente i poveri giornalisti e vignettisti di Charlie Hebdo. Sono responsabilità così gravi, quelle delle classi dirigenti occidentali, che pure dragano centinaia di miliardi per il complesso militare industriale, e che corrispondono, anche oggi a Parigi, al contribuire allo scivolare in quella terza guerra mondiale a pezzetti evocata da Papa Bergoglio.

Considerando i tempi che corrono e le rivalità sempre più ampie tra l’Occidente, il cosiddetto califfato islamico dell’ISIS e l’estremo oriente e la Russia, il sanguinoso attentato a Charlie Hebdo potrebbe essere tra le prerogative per un imminente scoppio di un vero e proprio conflitto a larga scala.

Non sfugga a nessuno anche che è il sistema democratico (o quello che resta di esso) a essere sotto attacco in Europa, stretto in una morsa della quale i terroristi di presunta matrice islamista che hanno agito a Parigi sono solo la faccia più visibile e odiosa della tenaglia. Non sfugga a nessuno la piena funzionalità dell’estremismo islamico a un disegno autoritario che, di fronte all’insostenibilità del modello economico neoliberale – la crisi del quale dalle periferie del mondo è giunta dal 2008 in avanti nei paesi centrali – pretende di tagliare libertà e diritti sulla base di un’emergenzialità e di un’islamofobia che abbiamo già conosciuto dall’11 settembre 2001 in avanti. Il terrorismo, come il disagio causato nelle periferie urbane dalla sommatoria tra crisi e frizione tra nuovi e vecchi proletariati e immigrazione, sono la foglia di fico che le classi dirigenti usano per sviare l’interesse dal sistematico taglio di diritti e di servizi sociali indispensabili per l’intera comunità e per una piena integrazione.

 

Fonti: Altrainformazione, Agoravox e Il Fatto Quotidiano

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Matteo Provvidenza è nato 25 anni fa a Viareggio. Nel Maggio 2012 ha fondato e redatto il blog di informazione indipendente 'Viareggio Free World' fino al Luglio 2013. Attualmente è redattore principale e fondatore di VFW Project, nato dalle ceneri del precedente, il quale si sta rivelando punto di riferimento per l'informazione indipendente locale.

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