Batteri sempre più resistenti.

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di Monica Assanta

Durante i circa 70 anni di uso degli antibiotici, i batteri hanno dimostrato di avere una incredibile capacità di resistenza, riuscendo di volta in volta ad adattarsi alla presenza di una nuova arma “per combatterli” e a diventare ad essa resistenti. Lo stesso Fleming, in occasione della consegna del Premio Nobel nel 1945, sostenne che la penicillina, se male utilizzata e sotto-dosata, non solo poteva non uccidere i batteri ma, addirittura, indurre lo sviluppo di meccanismi di resistenza. Nel corso degli anni, l’industria farmaceutica e la ricerca indipendente sono sempre riuscite a parare il colpo, mettendo di volta in volta a disposizione dei medici nuovi antibiotici in grado di vanificare i nuovi meccanismi di resistenze messi in atto dai batteri.
Purtroppo, da qualche anno non è più così. Per vari motivi, i nuovi antibiotici sono pochi e sembrerebbe che i batteri stiano riuscendo a riprendere il sopravvento. Infatti, si sono andati diffondendo nel mondo ceppi particolari di batteri contro cui i comuni antibiotici non sono più attivi. Uno dei più temibili è la Klebsiella pneumoniae ma anche altri batteri stanno diventando sempre più forti. Tra essi la Escherichia coli, i batteri Gram-negativi (principalmente Pseudomonas aeruginosa e Acinetobacter) e gli stafilococchi.
Si tratta purtroppo di tre specie che comprendono anche ceppi ultraresistenti, sensibili a pochissimi antibiotici, che recentemente si sono diffusi negli ospedali italiani raggiungendo, in alcuni casi, numeri preoccupanti.I provvedimenti da mettere in atto per contrastare la diffusione di questi micro-organismi sono ben conosciuti, ma non facilmente applicabili – sostiene il Prof. Claudio Viscoli, Presidente della Società Italiana di Terapia Antinfettiva – L’educazione degli operatori sanitari al lavaggio delle mani e all’utilizzo dei guanti, lo screening dei portatori di questi batteri e il loro isolamento, lo screening dei contatti e la diagnosi microbiologica rapida sono azioni che, se applicate tutte insieme e da tutti gli ospedali, potrebbero arrestare questo preoccupante fenomeno. Mettere in atto tutto questo richiede un’azione centralizzata, che finora è mancata. Tra le cause dell’aumento delle resistenze ha avuto un ruolo determinante anche l’uso improprio dei vecchi antibiotici. In Italia, per esempio, nonostante le numerose campagne di comunicazione del Ministero, vengono prescritti troppi antibiotici: oltre il 50% dei pazienti ricoverati in ospedale viene sottoposto a questo tipo di terapia. L’eccessivo uso, spesso non corretto, di questi farmaci ha portato a un incremento rilevante delle resistenze batteriche ed è per questo che gli operatori, medici e non, richiamano l’attenzione di tutti sul corretto uso e non sull’abuso.

linkiesta

(Foto: Linkiesta)

About Author

Monica Assanta

Viareggina con studi universitari a Milano si laurea in Scienze Politiche e intraprende la propria carriera nel mondo della comunicazione medico scientifica. Giornalista nell'area della salute, tiene corsi di formazione sull'importanza della comunicazione e sugli strumenti per le media relation . E’ stata docente per l’Università di Milano del corso “Comunicare la Salute” diretto ai laureandi in Medicina e Chirurgia ed è membro del Consiglio Direttivo del’UNAMSI (Unione Nazionale dei Giornalisti Scientifici)

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