Bread and roses (and safe sex too)

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Bread and Roses – è parte di un’arringa di una leader femminista americana, il titolo di una poesia, di una canzone e di un celebre film. Dall’inizio del secolo mille e novecento se ne continua a parlare – pane e rose per le donne, per i lavoratori operai. Per quanto la battaglia sociale fosse importante, la forma chiara e poetica del messaggio ha contribuito alla lotta per i diritti civili.

E’ importante non dimenticare – e ribadire – visto che in molti, sul globo, vivono ancora senza pane e senza rose. Tuttavia, sarebbe forse necessario ampliare la concezione di diritto fondamentale, delle azioni necessarie per garantire la libertà e lo sviluppo personale, dei gruppi che necessitano di tutele. Alcune misure, parte integrante della promozione della salute mondiale, faticano ad essere accettate dalle popolazioni e dagli stessi media. Ciò malgrado la ricerca riceva finanziamenti consistenti e si affretti sulla via del progresso per abbassare l’incidenza di malattie mortali.

Nel  2013, la ricerca di metodi di prevenzione dell’infezione da HIV ha ricevuto un finanziamento complessivo di più di un miliardo di dollari, dei quali i due terzi erano destinati a studi su vaccini. Meno noto ma comunque e con sostegno economico di circa 200 milioni di dollari nel 2013, è lo sviluppo di metodi di prevenzione alternativi quali ad esempio i condom femminili.

Cosa c’entra questo con bread and roses? Le persone che hanno contratto l’infezione da HIV sono soggetti a rischio di stigma sociale, povertà e la prospettiva di una grave malattia, tutt’oggi incurabile, che li debiliterà fisicamente e mentalmente e impedirà loro di costruire o proseguire una vita familiare comune. Eppure, si fatica ad annoverare i malati di infezione da HIV e le persone a rischio di contrazione tra i soggetti per i quali di dovrebbero rivendicare “bread and roses too”.

La ricerca di misure preventive è molto importante per la qualità della vita delle popolazioni a rischio. Attualmente, si stanno cominciano a sperimentare Multipurpose Prevention Technologies (MPTs), cioè prodotti che possiedano una proprietà profilattica nei confronti dell’HIV e/o di altre malattie sessualmente trasmissibili e la contraccezione. Attualmente, gli unici prodotti disponibili che soddisfano queste funzioni sono i preservativi, che tuttavia risultano moderatamente accettati in modo piuttosto trasversale nel mondo. Al momento si stanno sperimentando gel e anelli vaginali contenenti farmaci contraccettivi e antimicrobici, che inibiscono l’infezione ha HIV, Papilloma Virus e Herpes Virus Simplex. La doppia efficacia di questi presidi dovrebbe migliorare la loro accettabilità, in quanto ogni persona interessata all’una o l’altra misura si troverebbe avvantaggiata ad un prezzo minore.

L’importanza di quest’area di ricerca risulta chiara quando si esaminano i dati della prevalenza dell’infezione da HIV in paesi come il Sud Africa: 11% della popolazione nel 2009, con una frequenza più alta tra le donne (13.5%). La classe d’età più colpita è quella tra i 15 e i 49 anni, dunque l’età fertile in cui si mettono al mondo i figli. Nel 2011, delle 36000 donne che si sono recate a centri di maternità prima del parto, il 29.5% era sieropositiva.

In Africa, la contrazione dell’HIV avviene principalmente durante rapporti eterosessuali, si diffonde all’interno delle famiglie e dalle madri ai nuovi nati. È ovvio che proporre “l’astinenza sessuale” come metodo di contenimento dell’infezione è pura fantascienza, in quanto bisognerebbe chiedere ad un intero popolo di continuare la propria stirpe. Più ragionevole sarebbe informare, attuare misure di prevenzione efficaci e diagnosticare, rinunciano a quell’ignoranza moraleggiante che circonda le malattie trasmesse attraverso il sesso.

Il nostro mondo non è comunque esente dalle infezioni da HIV: nel 2011, in Europa sono stati diagnosticati 3905 nuovi casi, mentre quasi 50000 negli USA. Come in Africa, tali dati rappresentano delle sottostime in quanto non tutti coloro che contraggono l’infezione ne sono a conoscenza. A partire dal 2000, si è registrato un picco piuttosto consistente di casi in Europa orientale, con aumento della trasmissione attraverso rapporti eterosessuali o per l’utilizzo di siringhe infette durante l’iniezione di sostanze d’abuso.

Se l’epidemiologia ha un senso, quello più naturale sarebbe quello di indurre l’introduzione delle parole che descrivono le misure preventive, come “condom” e “MPTs”, entrassero a far parte del nostro linguaggio, o per lo meno di quello dei media.

Riferimenti:

Multipurpose Prevention Technologies (MPTs), AVAC Fact Sheet, August 2013

Averting HIV and AIDS (statistics of South Africa, USA and Europe)

Sexual and reproductive health topics on WHO.int

Special Issue: Multipurpose Prevention Technologies: Maximising Positive Synergies, October 2014, An International Journal of Obstetrics & Gynaecology

 

fonte: http://www.avac.org/sites/default/files/infographics/MainRTPosterHIVR4P.jpg

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Nata nel 1988 a Pisa, è vissuta da sempre Viareggio. Diplomata in lingue al liceo Classico/LInguistico G. Carducci di Viareggio, studia sei anni Medicina e Chirurgia a Pisa e si laurea a febbraio 2014. Scrive da sempre, racconti brevi, romanzi e poesie che però di rado lascia sfuggire dai propri cassetti. Attualmente vive in Trentino, dove svolge un dottorato di ricerca in Psicologia e Formazione presso l'Università di Trento. Apparentemente instancabile, il suo svago più amato è scoprire sempre nuove cose (o riscoprirne di dimenticate).

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