Canapa (Pt I). Storia della millenaria e miracolosa pianta che può salvare il mondo.

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Gli anni passano, i tempi cambiano e, finalmente, è arrivato il momento di affrontare tematiche che rientrano nella categoria dei cosiddetti “taboo”. Il dibattito pubblico si sta avvicendando attorno all’argomento della legalizzazione delle sostanze stupefacenti/psicotrope leggere, a seguito di molti esempi adottati in varie parti d’Europa e del Mondo sulla questione, con grandi risultati in tempi molto stretti. Il proibizionismo (come abbiamo potuto ben rimarcare in un nostro precedente articolo) ha fallito. In tutto il globo, a seguito di un concreto cambiamento dell’opinione pubblica, sempre più consapevole ed informata, stanno sempre più crescendo queste linee di pensiero, anche di personaggi molto noti, che si sono allineate sulla posizione del motto “Stop War on Drugs” (da Kofi Annan, ex segretario generale dell’ONU, al Presidente della Virgin Richard Branson; dall’ex candidato repubblicano alla Casa Bianca Ron Paul al Presidente Barack Obama che ha definito i cannabinoidi – a suo parere – senza subbio meno dannosi dell’alcool. A questi aggiungiamo un altro grande numero di dichiarazioni e testimonianze di altri). Tutti chiedono una liberalizzazione per il consumo dei derivati dalla canapa. Tuttavia è necessario un breve quanto chiaro escursus su questo argomento che, effettivamente, si dimostra ben più ampio e completo rispetto alle questioni poste fin’ora.

Che cos’è la canapa?

La canapa (Cannabis, L. 1753) è un genere di piante a fiore (angiosperma) che costituisce insieme al luppolo (Humulus lupulus) la famiglia delle Cannabaceae, dette anche Cannabinacee, ordine delle Urticales. La canapa è una pianta erbacea a ciclo annuale la cui altezza varia tra 1,5 e 2 metri, e in alcune sottospecie può arrivare fino a 5 m. Presenta una lunga radice a fittone e un fusto, eretto o ramificato, con escrescenze resinose, angolate, a volte cave, specialmente al di sopra del primo paio di foglie. Le foglie sono picciolate e provviste di stipole; ciascuna di esse è palmata, composta da 5 a 13 foglioline lanceolate, a margine dentato-seghettato, con punte acuminate fino a 10 cm di lunghezza ed 1,5 cm di larghezza; nella parte bassa del fusto le foglie si presentano opposte, nella parte alta invece tendono a crescere alternate, soprattutto dopo il nono/decimo nodo della pianta, ovvero a maturazione sessuale avvenuta (dopo la fase vegetativa iniziale, nota popolarmente come “levata”). Salvo rari casi di ermafroditismo, le piante di canapa sono dioiche e i fiori unisessuali crescono su individui di sesso diverso. I fiori maschili (staminiferi) sono riuniti in pannocchie terminali e ciascuno presenta 5 tepali fusi alla base e 5 stami. I fiori femminili (pistilliferi) sono riuniti in gruppi di 2-6 alle ascelle di brattee formanti corte spighe; ognuno mostra un calice membranaceo che avvolge strettamente un ovario supero ed uniloculare, sormontato da due stili e due stimmi. La pianta germina in primavera e fiorisce in estate inoltrata. L’impollinazione è anemofila (trasporto tramite il vento). In autunno compaiono i frutti, degli acheni duri e globosi, ciascuno trattenente un seme con un endosperma carnoso ed embrione curvo. [0]

Risorsa naturale illimitata multiuso.

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La canapa è una risorsa naturale fondamentale per i quattro bisogni principali dell’umanità: cibo, energia, fibra e medicine. È una delle piante più produttive in massa vegetale di tutta la zona temperata: una coltivazione della durata di tre mesi e mezzo produce una biomassa quattro volte maggiore di quella prodotta dalla stessa superficie di bosco in un anno. La canapa è stata, tra le specie coltivate, una delle poche conosciute fin dall’antichità sia in Oriente che in Occidente. In Cina essa era usata fin dalla preistoria per fabbricare corde e tessuti, e più di 2000 anni fa è servita per fabbricare il primo foglio di carta. Nel Mediterraneo già i Fenici usavano vele di canapa per le loro imbarcazioni. E nella Pianura Padana la canapa è stata coltivata per la fibra tessile fin dall’epoca romana. Negli anni trenta l’industria della canapa era così fiorente da rappresentare una forte minaccia agli interessi economici della neo-industria petrolchimica. Venne così colpita dal proibizionismo che la criminalizzo e la penalizzò con la censura. Da allora il sostegno alla sua coltura, che in questo momento potrebbe contribuire alla salvezza del pianeta, è venuto a mancare. Ci troviamo ora di fronte al fenomeno di una lenta, offuscata ma pur determinata ripresa. [1]

Storia della canapa in Italia

In Italia la canapa è stata utilizzata per millenni. In pipe preistoriche ritrovate nel Canavese sono riscontrate sue tracce. La regione ai piedi delle alpi piemontesi prende il nome di “Canavese” proprio dalla canapa, e sulla bandiera c’è la sua foglia. Per millenni i nostri antenati si sono vestiti, nutriti, scaldati, hanno pregato, scritto, e si sono curati grazie a questa pianta.
Negli anni ’50 l’Italia era il secondo maggior produttore di canapa al mondo (dietro soltanto all’Unione Sovietica). La varietà “Carmagnola” forniva la miglior fibra in assoluto, e le rese unitarie per ettaro erano (e potrebbero ancora essere) maggiori che in ogni altro paese. Per secoli (almeno fin dal 1300, l’acquirente era la Marina Inglese) l’Italia ha esportato canapa, e da sempre la
varietà italiana è stata riconosciuta come produttrice della miglior qualità di fibra tessile per indumenti. Nei testi d’agricoltura preparati negli anni ’70 (gli ultimi in cui esistevano ancora qualche decina di ettari di terreno coltivato a canapa) si legge: “…nel 1978 le statistiche ufficiali la dicono coltivata su appena sessanta ettari. Le poche note che seguono hanno lo scopo di tener
vivo l’interesse per una pianta che fornisce una fibra veramente pregiata, anche se è poco probabile che, nella situazione attuale, la canapa possa riguadagnare il terreno perduto. La canapa è una pianta dalla notevole capacità di adattamento nei confronti del clima e del terreno, tanto più che il suo ciclo vegetativo è breve. Il canapaio lascia il terreno ben rinettato  dalle male erbe per effetto soffocante della sua vegetazione rigogliosa e fitta, inoltre lascia un notevole residuo di forza vecchia, frutto del lautissimo apporto di concimi, in prevalenza organici, distribuiti in eccedenza al fabbisogno della coltura.Anche sotto l’aspetto fisico-meccanico il terreno dopo il canapaio si trova nelle migliori condizioni, grazie all’azione perforante esercitata dai suoi fittoni e all’effetto protettivo della densa vegetazione che impedisce l’azione costipante della pioggia sul suolo.
La canapicoltura potrà riguadagnare parte del terreno perduto solo se si potrà tenere distinta la fase agricola del ciclo produttivo dalla fase più propriamente industriale. La fase agricola dovrebbe concludersi con la raccolta; la fase industriale dovrebbe farsi carico di tutte le operazioni successive. Oggi si tende a rilanciare la coltura della canapa valorizzando anche la sua capacità di fornire grandi quantità di cellulosa, che può essere impiegata nell’industria cartaria, per la preparazione di carta di pregio.” Nessuno sapeva dell’esistenza di una macchina chiamata “decorticatore”, brevettata nel 1916 da G. Schlichten in grado di separare le fibre dalla polpa: lavoro che ha sempre richiesto una lunga e faticosa manodopera, con costi finali sempre più alti.
La canapa era sempre stata usata dunque per vestirsi e produrre qualunque tipo di cordame, tessuto, carta (fino all’inizio del ‘900 la quasi totalità della carta era prodotta con canapa), i suoi semi davano un ottimo olio combustibile e in campo farmaceutico le sue applicazioni erano vastissime. Era normale comprare in farmacia l’estratto di canapa indiana, provenienti da Calcutta, e i sigaretti
di canapa indiana per la cura dell’asma. Il professor Raffaele Valieri nel 1887 compì importanti ricerche sul valore terapeutico della canapa coltivata in Campania per la cura dell’asma, e arrivò persino ad aprire un “gabinetto di inalazione”, che veniva riempito con il fumo prodotto dalla combustione della canapa e dove i pazienti di asma potevano trovare sollievo alla loro malattia.
Nelle nostre era comune (prima dell’arrivo delle sigarette americane, il cui uso denotava un cambiamento di status sociale) l’uso di canapa in sostituzione al tabacco, ma era un segno di povertà. Fino a poco dopo la seconda guerra mondiale era normale, in un paese la cui economia era essenzialmente agricola, coltivare canapa. Con la progressiva industrializzazione e l’avvento del
“boom economico”, cominciarono ad essere imposte sul mercato le fibre sintetiche (prodotte negli USA) e la canapa iniziò a sparire non solo fisicamente, ma anche dal ricordo e dalle tradizioni della gente. Alla fine degli anni ’50 si cercò ancora, ingenuamente, di rilanciare la coltura in rapido declino di questa pianta, che tanto aveva significato per la nostra economia; ma mentre si
sperimentavano nuove varietà ibride e si stavano preparando grossi impianti per la macerazione e la lavorazione industriale della canapa, il governo italiano nel 1961 sottoscriveva una convenzione internazionale chiamata “Convenzione Unica sulle Sostanze Stupefacenti” (seguita da quelle del 1971 e del 1988), in cui la canapa sarebbe dovuta sparire dal mondo entro 25 anni dalla sua entrata in vigore. Negli anni ’70 molti giovani chiamati “hippies” o “figli dei fiori” videro in questa
repressione una decisione arbitraria ed ingiusta e si schierarono a favore della canapa provocando un fenomeno di rivolta giovanile negli Stati Uniti. Sempre in quegli anni, in Italia si fecero importanti ricerche per ricavare carta dalla canapa, e in seguito ad uno studio presentato alla CEE, l’Italia dal 1977 riceve un contributo dalla Comunità Europea per coltivare canapa per la
produzione di carta. Le acque della nostra pianura Padana sono attualmente avvelenate dall’atrazina, che si usa per ricavare carta dal legno degli alberi. I pesticidi per i pioppi (che servono alle cartiere) sono fra i più tossici esistenti. Nel 1975 esce la “legge Cossiga” contro gli stupefacenti, e negli anni successivi gli ultimi ettari coltivati a canapa scompaiono. Nel 1994 e 1995 la sola canapa coltivata ufficialmente in Italia, sotto lo stretto controllo delle forze dell’ordine, è stata quella presso l’ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente),organismo di ricerca statale. Tentativi di ricerca a scopo didattico (in Emilia e in Valle d’Aosta) sono stati repressi.  [2]

Legge Fini-Giovanardi, storia di una legge incostituzionale.
sequestro-marijuana
Nel 2006, nel decreto di sicurezza per le Olimpiadi invernali di Torino, fu inserita e approvata la Legge Fini-Giovanardi che inseriva nelle sostanze stupefacenti di prima fascia (a pari di eroina, cocaina e pastiglie) la marijuana e l’hashish, con il consumo che rientrava nei reati penali. Il risultato è stato terribilmente liberticida: numerosissimi consumatori o piccoli spacciatori rinchiusi in carcere (con pene dai 6 ai 20 anni) o, nella peggiore delle ipotesi, deceduti a seguito di colluttazioni o misteriosi episodi di brutti pestaggi.  Dopo svariate sentenze di assoluzione  o archiviazione per giovani (e non) coltivatori o piccoli e medi consumatori, la scorsa settimana è arrivata la bocciatura da parte della terza sezione penale della Corte Costituzionale. Questa legge, cardine del Governo Berlusconi III, violava l’articolo 77, secondo comma, della Costituzione, che regola la procedura di conversione dei decreti-legge degli artt. 4-bis e 4-vicies ter del Dl 30 dicembre 2005, n. 272, come convertito con modificazioni dall’art. 1 della legge 21 febbraio 2006, n. 49, così rimuovendo le modifiche apportate con le norme dichiarate illegittime agli articoli 73, 13 e 14 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico in materia di stupefacenti). A seguito della bocciatura ritorna in vigore la legge Jervolino-Vassalli del 1990, con le modifiche del referendum radicale del 1993. E’ stata definita più volte liberticida e criminogena questa legge, ma possiede tutt’altro tipo di giurisprudenza sull’argomento droghe leggere e relative eventuali pene (dai 2 ai 6 anni) ad esse collegate. La marijuana e l’hashish, a seguito della recente sentenza, sono attualmente considerate droghe leggere. 

A breve con altri speciali relativi all’argomento canapa, che si prefigge ancora molto vasto e carico di storia e novità.

[0]: Wikipedia
[1]: Toscanapa
[2]: Assocanapa.

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Matteo Provvidenza è nato 25 anni fa a Viareggio. Nel Maggio 2012 ha fondato e redatto il blog di informazione indipendente 'Viareggio Free World' fino al Luglio 2013. Attualmente è redattore principale e fondatore di VFW Project, nato dalle ceneri del precedente, il quale si sta rivelando punto di riferimento per l'informazione indipendente locale.

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