Controlli di sicurezza sui giochi a distanza: cosa dice la legge

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Le piattaforme on-line di gioco a distanza sono caratterizzate da un traffico elevatissimo di dati, utenti e, di conseguenza, denaro. Impossibile per i gestori abilitati controllare e verificare manualmente la liceità di ogni operazione compiuta sui propri siti, ecco il motivo per cui l’ente che rilascia le certificazioni obbligatorie impone anche che il concessionario metta in campo sistemi automatizzati volti a evitare proprio le frodi online.

Facciamo però un passo indietro cercando di definire cosa si intenda, in questo caso, per frode. Non si tratta, come spesso si crede, di frode del sistema informatico nei confronti dei clienti. La certificazione delle piattaforme da parte di SOGEI (azienda di consulenza del settore ICT controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze) rende praticamente impossibile questa eventualità, visto che tutti i movimenti sui siti web di gioco online sono monitorati dalla stessa SOGEI.

Le frodi più diffuse, e per certi versi più difficili da stanare, sono perciò quelle dei giocatori ai danni dello Stato, che si verificano attraverso fenomeni come il chip dumping o il multi-accounting. Va da sé che questo tipo di frode, se ben riuscita, danneggia inevitabilmente anche i giocatori non colpevoli. Gli operatori del settore hanno perciò tutto l’interesse a contrastare attivamente le frodi: oltre ad ottemperare ad un obbligo di legge, la vigilanza sull’operato dei propri utenti può scongiurare possibili danni d’immagine o calo della fiducia nei confronti degli operatori dell’azzardo online.

Chip Dumping e Multi-accounting
Nei giochi online è spesso possibile sfidare altri utenti reali, ovviamente da remoto e attraverso l’utilizzo della piattaforma online o della app. Certo, esistono giochi in cui si sfida un software oppure in cui l’esito è puramente casuale (come nelle roulette dei casinò online), ma in partite a poker o nei cosiddetti “skill games” (qui la definizione di skill games fornita da uno degli operatori più noti) ci si batte contro avversari reali. Cosa significa? Che è possibile in qualunque momento sedersi al tavolo virtuale con un “complice”. In caso di partita truccata, i due malfattori si accorderanno per far vincere o perdere uno dei due, permettendo così ad una certa somma di denaro di passare da una parte all’altra al netto della commissione dell’operatore di gioco, ovviamente ignaro di tutto.

Se ad esempio in una partita a briscola si mettono sul piatto 10 euro a testa, alla fine il vincitore intascherà 20 euro meno la percentuale trattenuta dal gestore per l’erogazione del servizio. È evidente che si tratta di un metodo semplice ma molto efficace per trasferire denaro da una persona all’altra senza controlli, e dunque perfetta per riciclare denaro sporco. Il fenomeno, ben noto a chi si occupa di questi temi, prende il nome di “chip dumping” (“cessione di chip”) ed ha assunto dimensioni così grandi da indurre la Comunità Europea a trattare l’argomento all’interno della IV direttiva in materia di riciclaggio di denaro, poi implementata nella V Direttiva (pubblicata il 19 giugno 2018 sulla Gazzetta Ufficiale UE). Per quel che riguarda il gioco online, la nuova Direttiva, rispetto alla versione precedente, non ha inciso tanto sulla fruizione da parte degli utenti quanto sugli obblighi per i concessionari del gioco online. Volendo sintetizzare la Direttiva, essa prevede maggiore trasparenza delle informazioni relative ai titolari dei conti gioco; maggior attenzione ai movimenti effettuati attraverso carte prepagate e valute virtuali, che da sempre si prestano al fenomeno del sommerso; maggiori controlli nei paesi considerati più a rischio da questo punto di vista; cooperazione con le autorità di informazione finanziaria nello scambio di dati utili.

La legge italiana aveva già recepito la IV Direttiva EU attraverso il Decreto legislativo n. 90 del 25 maggio 2017. Il Decreto, in linea con quanto richiesto dall’Unione Europea, si concentra sugli obblighi degli operatori del gioco a distanza, chiedendo espressamente a questi ultimi di adottare “procedure e sistemi di controllo adeguati a mitigare e gestire i rischi di riciclaggio”. Le Società di gioco d’azzardo online sono perciò obbligate per legge a tenere sotto controllo i conti gioco, soprattutto quelli con i maggiori flussi di cassa o con una concentrazione anomala di vincite, che potrebbero far trasparire una strategia di chip dumping in atto. Devono inoltre controllare la frequenza e la tipologia di ricarica dei conti sospetti o con importi particolari.

Per quanto riguarda le modalità di ricarica, il Dl 90 obbliga i concessionari a consentire i versamenti solo ed esclusivamente con mezzi di pagamento tracciabili e verificati. Infine, ogni IP utilizzato dai giocatori dovrà restare in archivio per dieci anni. A cosa serve quest’ultima disposizione?
La tracciabilità e la memorizzazione degli IP associati ai singoli giocatori servono ad arginare il fenomeno del multi-accounting, che – come il chip dumping – rappresenta uno dei sistemi di frode più diffusi e semplici da mettere in atto. Si tratta banalmente dell’apertura e dell’utilizzo di più account in contemporanea da parte della stessa persona, allo scopo di pilotare il risultato delle partite e penalizzare gli altri partecipanti ai tornei. Tenendo traccia degli IP, il multi-accounting diventa più difficoltoso da mettere in pratica e viene di fatto ostacolato sul nascere.

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