“Di cultura si può mangiare”. La Francia investe 7 volte di più nella cultura che nel settore delle automobili.

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Varando la manovra Finanziaria del 2010, l’allora ministro dell’economia Giulio Tremonti disse, attirandosi molte critiche, che la cultura non dà da mangiare“, nel senso che la cultura, nella visione dell’ex ministro, non produrrebbe benefici materiali, ma rappresentebbe un costo

Purtroppo, la non così lontana affermazione di Tremonti viene smentita dalle recenti statistiche provenienti dai nostri “cugini” transalpini.

Con 58 miliardi di euro in valore annuale , che corrispondono al 3,2 % del prodotto interno lordo (PIL), in Francia la cultura contribuisce alla ricchezza nazionale 7 volte di più dell’industria automobilistica (8,6 miliardi ), il doppio delle telecomunicazioni (25,5 miliardi) e si avvicina al contributo del settore agricolo e alimentare (60,4 miliardi).

Il campo di applicazione dell’inchiesta realizzata in Francia ha compreso le arti dello spettacolo , del patrimonio, le arti visive, la stampa, libri, trasmissioni, pubblicità, architettura, cinema , l’industria audiovisiva, e in genere l’accesso alla conoscenza e alla cultura” (biblioteche, archivi… ). La cultura francese impiega 670.000 persone, ovvero il 2,5 % dell’occupazione totale in Francia , secondo l’indagine condotta dall’Ispettorato generale delle finanze e l’Ispettorato Generale degli Affari Culturali. L’occupazione culturale è concentrata nelle arti dello spettacolo (150.000 posti di lavoro), pubblicità (100.000) e la stampa (87.000) .

L’intervento dello Stato nel settore della cultura e della comunicazione si è attestato a 13 miliardi e 900 milioni di euro (11,6 miliardi di bilancio, 1,4 miliardi di spese fiscali e 0,9 miliardi di imposte stanziate a diversi organismi di redistribuzione). L’impegno delle autorità locali a sostegno della cultura (una parte dei fondi proviene dallo Stato) è di circa 7,6 miliardi. Il settore audiovisivo è quello che riceve maggiore sostegno da parte dello Stato (5,5 miliardi dollari), grazie al canone tv.

Fonti: euronews

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