Dilemmi italiani: fecondazione eterologa sì o no? (La corte ha detto sì)

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La discussione sulla fecondazione assistita è ormai storia: vi abbiamo assistito nel 2004, la tempo dell’approvazione della legge che la regolamenta in Italia, e negli anni successivi, in occasione dei referendum con i quali se ne tentò l’abrogazione e i suoi successivi cambiamenti. Se in 10 anni la voglia e la forza di discutere sono naturalmente scemate, la fecondazione autologa, che utilizza ovuli e spermatozoi della stessa coppia che ricorre alla pratica artificiale, ed anche la eterologa, fin’ora proibita in Italia ma diffusamente permessa all’estero, sono ormai una realtà. 

Cos’è la fecondazione eterologa? E’ una metodica di fecondazione assistita che prevede l’impianto di spermatozoi o ovuli di un donatore o di una donatrice a favore di una coppia sterile.
Cosa è successo? Il 9 aprile 2014, il divieto vigente in Italia ad attuare questa procedura è stato ritenuto incostituzionale dalla Corte Costutuzionale.
Quale legge la regolamentava? La legge 40 del 2004. La legge inoltre stabiliva:
– Chi potesse beneficiare dei metodi di fecondazione artificiale: le coppie sterili,
– Il divieto di utilizzare gli embrioni non impiantabili per scopi di ricerca,
– Il divieto di produrre più di tre embrioni e l’obbligo di impiantare nella donna tutti gli embrioni la cui fecondazione sia andata a buon fine
– Divieto di diagnosi preimpianto.
La storia della legge: la legge 40, approvata nel 2004, subisce un progressivo smantellamento a partire dal 2008, anno nel quale il Tar del Lazio approva la possibilità di diagnosi preimpianto. L’anno successivo, la Corte Costituzionale fa cadere il divieto di fecondare più di tre ovuli alla volta e di impiantare nell’utero tutta la serie di ovuli fecondati.
La questione è particolarmente controversa, non soltato in Italia ma anche in Europa: la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo si è espressa sia sul divieto italiano di utilizzare l’eterologa per coppie portatrici di malattie genetiche sul divieto di applicarla in Austria, dove vige una legge simile alla 40. Sono state proprio le coppie di aspiranti genitori che hanno sollevato la questione giudiziaria, arrivando fino alla corte europea. Ciò non dovrebbe sorprendere, visti i dati riguardanti l’espatrio verso i paesi in cui la procedura è permessa: circa 4000 coppie partono annualmente dall’Italia nella speranza di concepire un figlio.
Vista la situazione, ciò che preme come necessità è acquistare consapevolezza di cosa significhi fecondazione assistita eterologa e perchè l’organo garante dei nostri diritti costituzionali ne abbia ritenuto illegittimo il divieto.
Incostituzionale: che viola alcuni dei diritti fondamentali che ci sono garantiti dalla Costituzione, vale a dire che il nostro Stato promette a noi cittadini. Tali diritti sono di immediata comprensione: il diritto alla salute, all’uguaglianza, allo sviluppo della personalità. Da questo punto di vista, è innegabile che dare la possibilità di esaudire il desiderio di genitorialità, in presenza di strumenti collaudati forniti dalla scienza, è espressione delle garanzie fornite dallo Stato al cittadino.
A questo punto, sorge spontaneo un dubbio: perchè si è concepita una restrizione così netta? Cosa c’è di sbagliato nell’aiutare una coppia sterile ad avere un bambino?
Possiamo immaginare due categorie di motivazioni, scientifiche e morali. Nel primo caso, la comunità scientifica non ha evidenziato controindicazioni ed effetti collaterali significativi. L’espressione che invece riassume al meglio le argomentazioni di tipo morale è “La fecondazione assistita è in genere una pratica contro la natura”.
La questione potrebbe diventare interessante: perchè non discutere della natura dell’uomo, alla quale ci si riferisce con tanta leggerezza? Una gran varietà di studiosi del genere umano, dai filosofi ai neurobiologi, concordano sulla predominante importanza del motore culturale nella natura e nell’evoluzione della specie umana, piuttosto che delle sue caratteristiche biologiche. Vale a dire, la conoscenza di se stesso e del mondo ha reso l’uomo ciò che è, e non la sua forma fisica, o la sua massa muscolare, o le sue modalità di riproduzione. Per questo motivo ritengo irragionevole e ingiustificato liquidare la questione con un “Fermatevi, peccatori” e creare una legge che invece di fornire un terreno di tutela invoca un divieto categorico.
D’altronde, a nessuno è mai venuto in mente di vietare di donare e ricevere un rene, il sangue, o il midollo osseo, o gli organi di una persona morta. Questi gesti che permettono di rimanere in vita sono visti sotto la luce dell’altruismo, che forse offusca la similitudine con questa pratica che permette di procreare agli sterili.
Ovviamente la parte più spinosa della questione riguarda il punto della genitorialità: cosa accadrà se i genitori sono tre, invece che due, per quanto uno sia destinato a rimanere anonimo? Su questo, posso rispondere che la fecondazione eterologa è permessa in molti paesi nei quali non si è verificato alcun terremoto sociale correlabile con questa pratica.
Diversa è la questione delle provette scambiate: la storia di alcune coppie romane , le cui provette contenti i rispettivi spermatozoi sono state scambiate, è stata recentemente resa pubblica. Come ogni caso di malasanità, si andrà incontro a diatribe personali e giuridiche e, in caso di verifica di mancato rispetto di protocolli di sicurezza da parte dei medici, a risarcimenti. Le medesime conseguenze possono essere previste per altri casi di errori in ambito sanitario: a Pisa, questa settimana una prostata è stata asportata chirurgicamente a un paziente sano a causa di uno scambio di provette. L’errore e le sue conseguenze sono innegabili, tuttavia correlati all’inefficienza degli operatori, non ad una rischiosità intrinseca della fecondazione o dell’intervento chirurgico. In quanto alla pesantezza delle conseguenze, ognuno può fare le sue valutazioni: i genitori possono avere ognuno la propria idea di genitorialità e, nel caso di disaccordo, sarà richiesto di esprimersi a un giudice.
Idee, opinioni: finalmente ci siamo arrivati.
Lo Stato deve forse elevarsi al di sopra delle nostre opinioni sulla cura e la realizzazione della nostra persona, giudicandole giuste o sbagliate, difendendoci da conseguenze, ahimè, legate al caso e all’errore?
La medicina ha aperto una via per coloro a cui ragioni anatomiche e biochimiche non permettevano di generare: la scelta spetta a loro. Ragionevolmente, lo Stato laico in cui vivono deve esprimersi sulle condizioni ottimali in cui loro potranno informarsi al proprosito e decidere se usufruire o meno di questo servizio. Si tratta di leggi, dopotutto, non di comandamenti.

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Nata nel 1988 a Pisa, è vissuta da sempre Viareggio. Diplomata in lingue al liceo Classico/LInguistico G. Carducci di Viareggio, studia sei anni Medicina e Chirurgia a Pisa e si laurea a febbraio 2014. Scrive da sempre, racconti brevi, romanzi e poesie che però di rado lascia sfuggire dai propri cassetti. Attualmente vive in Trentino, dove svolge un dottorato di ricerca in Psicologia e Formazione presso l'Università di Trento. Apparentemente instancabile, il suo svago più amato è scoprire sempre nuove cose (o riscoprirne di dimenticate).

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