Il femore di Renzi e lo scheletro del Paese.

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Uscirà domani su L’Agenzia Di Stampa (ADISTA), In anteprima per voi lo speciale di Gianluca Ferrara.

In una delle scene iniziali del film di fantascienza “Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick, sottotitolato con la didascalia L’alba dell’uomo, in un territorio deserto una scimmia afferra un lungo osso e dopo averlo osservato attentamente con esso colpisce lo scheletro di un grande animale. L’autore del colpo resta quasi stupefatto per il risultato demolitore del suo gesto e, superata la sua incredulità, si compiace della potenza distruttiva del suo osso di femore e continua a battere con virulenza contro la carcassa fino a frantumarla. La scena si conclude con la scimmia che lancia l’osso in cielo e, quasi in segno di onnipotenza per il potere che ha scoperto, emette delle vigorose urla di giubilo. La nostra evoluzione nei millenni è giunta ad una condizione in cui quell’osso di femore è stato sostituito con ordigni termo nucleari in grado di annientare in pochi attimi la vita di milioni di persone.
L’economia moderna sembra che abbia avuto un’evoluzione equivalente: dalle macchine a vapore si è giunti, in poco più di 200 anni, ai computer della grande finanza speculatrice che in maniera frenetica comprano e vendono titoli e azioni guadagnando sull’oscillazione dei prezzi. Addirittura si starebbe pensando per collegare la borsa di New York a quella di Londra, ancor più velocemente rispetto all’attuale cavo a fibre ottiche sito nell’oceano, di realizzare un progetto folle che prevede di posizionare dei palloni aerostatici sull’Atlantico, con ripetitori per micro-onde. Oggi la finanza fa muovere una quantità di capitali circa 13 volte maggiore di tutti i Pil del mondo messi insieme: la finanziarizzazione dell’economia è l’ultima fase di un ciclo produttivo che è finito e con esso anche la possibilità di generare un incremento dell’occupazione propugnato da Renzi. Con l’avvento della tecnica e la delocalizzazione pensare di aumentare l’occupazione in un Paese occidentale è come voler convincere un gruppo di turisti che quello che stanno visitando è il palazzo reale di Versailles mentre in realtà si trovano nel salone del castello della bella addormentata di Disneyland Paris.
Matteo Renzi e i suoi altri predecessori, oltre ad essere accomunati dalla mancanza di un mandato elettorale per ricoprire la carica di presidente, assicurano che, perseverando con le loro politiche economiche, ci sarà crescita e occupazione. La realtà è diversa e i quotidiani suicidi ne sono una nefasta prova e non di certo basteranno 10 miliardi di intervento sull’Irpef data l’ingente sovrapproduzione e l’impossibilità di incrementare le esportazioni per via della camicia di forza che rappresenta l’euro per le nostre aziende. Non basta scorazzare in bicicletta, guidare una Smart o battere il cinque come un adolescente per ritenersi innovati se poi il ministro dell’economia si chiama Padovan. Un economista che, come molti dei suoi colleghi, ha una visione politico/economica di una talpa. No, invece, occorre comprendere che stiamo attraversando la fine di un ciclo produttivo e che il lavoro e la crescita sono una chimera e per poter sopperire a crescenti grumi di disoccupazione occorre subito mirare a ripristinare una sovranità monetaria persa con il Trattato di Maastricht e un reddito di cittadinanza e la possibilità di realizzare politiche pro cicliche che il Fiscal Compact e il Mes renderanno proibitive. Inoltre, il disastro ecologico ci ricorda che pensare di poter crescere in maniera infinta in un pianeta finito è, come ricordava l’economista britannico Kenneth Boulding, o da pazzi o da economisti.
Per scongiurare questa odissea economica e frenare questa corsa verso un tramonto dell’uomo, vanno, congiuntamente a un radicale cambio di politica economica in grado di declinare le attuali esigenze sociali, tenute a bada le pulsioni di onnipotenza che nel nostro Paese ben sono state incarnate prima da Berlusconi e ora ereditate da Renzi. Pulsioni che, colpo dopo colpo, stanno frantumando la speranza in un futuro in cui regni il Noi e non l’Io.

 

Gianluca Ferrara
Saggista, direttore Dissensi

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Nasce nel 1972 a Portici (Napoli) ma vive a Viareggio, ha conseguito la laurea in Scienze Politiche ed è studioso di scenari politici e fenomeni economico sociali. Ha collaborato con Il Manifesto e l’Agenzia di Stampa (Adista) e scritto su diversi blog. Ha scritto diversi saggi ai quali hanno contribuito: Andrea Gallo, Alex Zanotelli, Vandana Shiva, Beppe Grillo e Paul Connett. I suoi ultimi libri sono '99%' e 'Derubati di Sovranità, la guerra delle élite contro i cittadini'. E' direttore editoriale di Dissensi Edizioni, una casa editrice indipendente che definisce un “laboratorio culturale di informazione altra e partecipazione”. Collabora con il portale de Il Fatto Quotidiano

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