Francesca Woodman in mostra a Merano

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Controversa, enigmatica e geniale: Merano Arte omaggia la fotografa italoamericana Francesca Woodman con la mostra “Francesca Woodman e Birgit Jürgenssen”, visitabile fino al 20 settembre . Oltre settantacinque immagini della Woodman si affiancano a circa una cinquantina di stampe della Jürgenssen in un interessante confronto fra due artiste che, pur non essendosi mai incontrate, condividono la centralità del lavoro sul corpo femminile e la predilezione per la tecnica dell’autoscatto.

P018-4/4, 11/30/05, 2:10 PM, 16G, 3936x3876 (709+964), 100%, Cruz 080205, 1/120 s, R67.3, G57.4, B71.7

Ma se l’artista austriaca ha trovato la propria collocazione all’interno delle avanguardie femministe degli anni Settanta, la professione artistica della fotografa italoamericana sembra sfuggire a ogni tentativo di collocazione.

Inserire il complesso lavoro di Francesca Woodman all’interno di un’etica femminista si è rivelato riduttivo e forzato, anche se non manca la volontà di mettere in discussione il ruolo del corpo femminile e delineare una nuova immagine di donna.

“Io vorrei che le mie fotografie potessero ricondensare l’esperienza in piccole immagini complete, nelle quali tutto il mistero della paura o comunque ciò che rimane latente agli occhi dell’osservatore uscisse, come se derivasse dalla sua propria esperienza”, dichiarerà la Woodman. Ed è proprio dall’interiotà che la sua arte sembra principalmente attingere: è un’arte intima e introspettiva, surreale e allucinata, in cui l’opera è costruita e risolta alla stregua di “un problema matematico”.

“Avevo l’idea di illustrare fisicamente metafore letterarie (the white lie) e di fare metafore fisiche per idee morali (la reputazione). E tuttavia, lavorando lentamente ad altri progetti, ho smarrito la particolarità di questa idea e sono venuta fuori con un gruppo di immagini che non illustravano nessun concetto specifico ma sono la storia di qualcuno che esplora un’idea […] seguiamo la figura che cerca di risolvere l’idea come se fosse un problema matematico e di inserirsi dentro l’equazione”, scriverà la stessa Woodman nei suoi appunti a proposito dell’evoluzione dell’ambizioso progetto “Self Deceit”.

Il corpo stesso diviene opera d’arte, è strumento stesso di indagine artistica e interiore, è immerso nel mondo, spogliato della sua sacralità. Come la materia, anche il corpo subisce profonde e downloadradicali trasformazioni: ed ecco che appare coperto da strisce di carta da parati, deformato e sfocato a causa del movimento, assorbito dalle radici di un grosso albero.

Francesca Woodman si rivela, dunque, un’inquieta spettatrice-attrice della sua contemporaneità, che non esita a esplorare in prima persona. Con la sua morte, avvenuta a soli ventidue anni gettandosi da un palazzo di New York, ha privato il mondo di un’artista incredibilmente capace di farsi carico della sua realtà più visionaria e profonda.

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Melissa Aglietti

Raccontarvi chi io sia non è semplice. Sono stata tante cose: sono stata la scure di Raskol'nikov, sono stata gli occhi vivi e intelligenti di Elizabeth Bennet, il vestito rosa di Kitty, lo sguardo rivolto al mare in tempesta di Sarah Woodruff. Sono essenzialmente tutti i libri che leggo. Contatti: melissa.aglietti@gmail.com

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