Il miniscultore di matite. Intervista a Daniele Eschini.

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matite

<<Non è la prima intervista che mi fanno>> mi dice con aria seria Daniele, mentre aspettiamo il caffè che abbiamo ordinato, per poi aggiungere che avevano scritto della sua mostra come se per lui quello fosse un passatempo. <<Vorrei diventasse il mio lavoro anche se non mi rifiuto neppure di scolpire lapidi eh!>>

 

La sua mostra si è tenuta dal 15 al 21 Dicembre. Prolungata poi di un giorno per “volere popolare”, come afferma Daniele soddisfatto.

Ci troviamo all’Hermes Bar, in piazza Mercurio, dove aveva sede la mostra.

L’idea dell’evento è nata un pomeriggio: << Volevo festeggiare la mia tesi di diploma. Un bricolage di artisti neolitici, gioiellieri ecc… andai da Sauro, il gestore del locale, e gli chiesi se fosse fattibile avere qualche tavolino. Mi ha sfidato a fargli una scultura. Prendendolo un po’ per scherzo ed un po’ seriamente gliel’ho fatta. Ne è rimasto talmente colpito che l’ha appesa nel locale. Guarda è lì>>.  Mi girai e vidi subito il quadrettino in bella mostra con dentro una matita da falegname culminante non in una semplice punta ma in un’immaginine minuscola.

Conoscendo il massese medio viene subito da chiedersi: << come reagivano?>>.

<< La risposta è immediata. All’inizio non si rendevano conto di cosa stessero guardando. Si vedeva che volevano indagare sull’oggetto che avevano di fronte. Poi una volta realizzato quello, c’era chi rimaneva e mi ricopriva di complimenti; chi invece era divertito e li chiamava “matitoni”; e quello che mi sfidava a fare cose più grandi. 
Ci tengo a precisare che la persona che li ha chiamati “matitoni” poi dopo cinque minuti era a contrattare il prezzo!>>

Il titolo della mostra era “Antilope”, perché?

<<Era per evitare “microsculture di Daniele Eschini”. “Antilope” era il nome della nave di Gulliver che poi naufraga a Lilliput. Dopo di che ho creato la scultura che ritrae l’animale>>

Farai altre mostre?

<<Si. Perché mi prende e mi diverte. Mi sento un pioniere, nessuno aveva mai fatto prima d’ora una mostra di microsculture. Erano state sempre utilizzate per oggetti futili come giocattoli o gioielli ma mai come opere artistiche. Poi, penso che ci si debba reinventare in un momento di crisi come questa>>.

A vedere l’entusiasmo e la passione di Daniele inevitabile frenare la curiosità su quello che vuole comunicare attraverso le sue piccole opere di lavoro certosino. La risposta è breve ma significativa: <<Cose concrete. C’è bisogno di vedere l’importante. Semplici concetti di vita che possono essere carpiti da tutti attraverso l’arte figurativa>>.

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