Il nostro estremo gesto d’amore: non allontaniamoli da casa!

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Oggi non riesco proprio a partorire un pensiero positivo ! Sono arrabbiata, molto arrabbiata, e questa mia rabbia voglio condividerla con voi : voglio parlare della dipartita delle persone anziane. Vi siete mai domandati come muoiono oggi la maggior parte dei vecchi ? La risposta è semplice : muoiono in ospedale !!! Quante volte vi è capitato di sentir dire “ da quando è stata ricoverata la nonna è diventata improvvisamente demente, non è mai stata così, sembra vivere in un mondo tutto suo “. Ecco dal momento del ricovero, causato magari solo dal fatto che ha superato da un pezzo i novanta anni e che si sente un po’ debole, l’ospedale da il via a quello che è il loro protocollo sanitario e che io considero una serie di tormenti e di supplizi umani : prelievi di sangue per capire ed arrivare ad una diagnosi corretta,così come radiografie, ecografie, e poi flebo per dimostrare che si sta fornendo tutto l’aiuto necessario. E se non basta ancora esami invasivi come gastroscopie, colonscopie…. : il fine è raggiungere con ogni mezzo una diagnosi precisa. Ed io mi domando : perché sottoporre una ultra novantenne ad un esame invasivo? Perché deve morire con una diagnosi precisa? Solo perché i familiari possano dire a se stessi e a chiunque lo chieda, di aver fatto tutto ciò che era possibile fare per la nonna ? Nel frattempo, la nonna perde il senso del giorno e della notte perché non ha l’abitudine a dormire in una camera con altre persone, perché vede attorno a sé facce sempre diverse dal momento che ogni sei ore cambia il turno degli infermieri, perché nessuno l’ha mai svegliata alle sei del mattino per farle un prelievo! Ed allora si inizia a parlare di “ stato confusionale acuto “ qualche volta di delirium , soprattutto la notte di “agitazione psicomotoria” : la nonna parla da sola, chiama la mamma, cerca continuamente di scendere dal letto nel quale è confinata, ride, piange, urla. Ed allora iniziano le lamentele degli altri ricoverati che, fortuna loro, non hanno ancora raggiunto quell’età e quelle condizioni e l’ospedale provvede : si prescrive una continua e continuativa somministrazione di sedativi in modo che finalmente la nonna possa dormire. E tutto questo va avanti finchè una notte ( generalmente in ospedale gli anziani “ ci lasciano “ di notte ) la nonna dorme definitivamente senza più l’ausilio del sedativo. A questo punto inizia l’ultimo atto di una tragedia che viene rappresentata ogni notte in ospedale : l’infermiere allerta il medico comunicandogli che la nonna non respira più ed il medico, assonnato, si reca nella camera e ne prende atto scivendo sulla cartella che “ in mancanza di attività cardiaca e respiratoria non può che constatarne il decesso “. FINE !!! Al di là della mia professione, da anni sono una volontaria che almeno due volte a settimana presta servizio in ospedale. Il mio servizio è di natura spirituale più che materiale e spesso, potrei dire sempre, mi imbatto in situazioni simili a quella descritta. Quando trovo i familiari mi permetto sempre di invitarli a portare a casa i propri cari, perché l’essere ricoverati in un ambiente ospedaliero non serve loro anzi nella stragrande maggioranza dei casi li squilibra. Spesso mi sento dire che a casa ci sono bambini e che non si ritiene opportuno per il loro bene, far loro vedere la nonna che muore . Allora io domando : perché invece farà loro meno male guardare per ore ed ore la televisione che bombarda le loro menti con descrizioni ed immagini di omicidi, violenze carnali, abusi sessuali ? Farà loro meno male che il sapere che la nonna “ se ne sta andando “ nella stanza accanto ?

Mi permetto sempre, e lo sento come un mio preciso dovere, di fare presente che se il loro caro è arrivato alla fine della vita probabilmente vorrebbe solo starsene in casa propria, nel suo letto, senza flebo che le straziano il braccio, senza sedativi che lo riducono ad uno stato larvale, ed aspettare la fine della propria vita confortato da ciò che conosce da sempre. E chissà forse la nonna o il nonno come ultimo desiderio vorrebbero portare con se quella commozione negli occhi dei propri figli e magari un ciao detto dai propri nipoti accompagnato da un sorriso che sarà quello che spengerà definitivamente la luce nei loro occhi.

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3 commenti

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    maria teresa on

    Deanna non sai quanto mi hanno toccato le tue parole quanto le sento mie mi sono commossa ed indignata per quello che hai scritto e ti do’ perfettamente ragione come si fa a lasciare ad abbandonare in un ospedale le ns radici chi ci ha dato la vita Chi è stato sempre al ns fianco chi ci ha appoggiato anche se non avevamo ragione il loro bene incondizionato ……. ed ora i ns genitori i ns nonni che hanno bisogno di noi che sono tornati come bambini perché lasciarli alle cure di altri ….. dobbiamo essere noi ad essere loro vicini a farli stare in casa e fargli sentire quanno li amiamo ….non riesco ad aggiungere altro perché ognuno di noi pensa che le nostre radici siano invincibili un abbraccio Maria Teresa
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        Qualche settimana fa, nel mio giro settimanale in ospedale ho incontrato una signora anziana con la quale mi sono trattenuta. Piangeva e mi ha chiesto ripetutamente di mandarla a casa ( probabilmente dato che indossavo un camice mi ha scambiata per il medico di turno in quel reparto ). Era presente anche la figlia alla quale ho domandato perchè continuavano a trattenerla in quella stanza contro la sua volontà. Mi ha risposto un po’ imbarazzata che portarla a casa avrebbe costituito un problema per una serie di fattori. Qualche giorno fa ho reincontrato la figlia in un corridoio di ospedale e mi ha detto che sua mamma se ne era andata…. lì… in quel letto dal quale voleva fuggire! Sono tornata a casa ed ho scritto questa riflessione che dedico a quella signora di cui ignoro anche il nome ed a tutti coloro che come lei hanno ” subito ” tutto ciò. Grazie ancora per il tuo commento: spero che tra le mie parole e le tue qualcuno tragga insegnamento.

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