La missione primaria della nostra vita: dare alla luce noi stessi

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Una scritta a caratteri cubitali faceva bella mostra di se sul frontone de tempio del Dio Apollo a Delfi , una scritta che per secoli ha influenzato i più importanti pensatori della cultura occidentale da Socrate a Platone, da Kant a Nietzsche  : “ Conosci te stesso “ . Era in questo modo che l’oracolo di Apollo , con l’incisività mediatica che avevano a quel tempo i santuari,  rivolgeva all’uomo di allora (ma è attualissimo anche oggi )  l’invito ad indagarsi, per scoprire che il fondamento della nostra vita non è al di fuori di noi , ma è dentro; un invito,  il quale,  visto in una certa ottica, ci propone una continua ginnastica mentale che ci spinge a guardare dentro noi stessi in cerca della nostra identità. Seneca sosteneva che il più grande progresso che aveva raggiunto  era quando aveva iniziato ad essere amico di se stesso. In effetti, al di là di quali  possano essere le nostre realizzazioni, generalmente  noi riusciamo a pensare bene di noi stessi soltanto in rarissimi casi, e cerchiamo di circondarci di  persone che depongano contro il nostro giudice interiore, che annotino minuziosamente le nostre scorrettezze, le nostre mancanze , le nostre inadempienze e che infine ci convincano che non siamo poi così “ male “ come riteniamo di essere. Perché ciò che non facciamo quasi mai è accettarsi così come siamo in quel momento e cioè persone non perfette, incostanti, volubili , ma comunque sempre in via di maturazione e di sviluppo ma soprattutto persone degne di rispettabilità. Tutti i poteri, i doni del cielo sono già dentro ognuno di noi, ma noi preferiamo metterci le mani davanti agli occhi, per poi lamentarci che è buio;  invece dovremmo prendere atto che ciò che ci circonda non è oscurità, e che è sufficiente allontanare le mani dai nostri occhi e ci inonderà quella luce che in fondo era lì da sempre. Dovremmo imparare a cacciare via  la paura, a contare sulle potenzialità che abbiamo dentro di noi, ad aver maggior fiducia nella vita perché solo in tal modo verremo da essa ricompensati e  più di quanto possiamo credere. Non riusciamo ad essere felici perché abbiamo scarsa considerazione di noi stessi, non riusciamo ad essere felici perchè non crediamo di essere quel “ miracolo “  straordinario che viene da Dio. E spesso vorremmo essere diversi ma voler essere qualcun altro è un modo di disperdere, di sciupare la persona che siamo. Possiamo ottenere un giudizio favorevole da parte degli altri, soprattutto se ci comportiamo bene e ci applichiamo diligentemente  al raggiungimento dello scopo; ma avere l’approvazione di se stessi vale mille volte di più. Concludo con un invito : svegliati ogni mattina e, quando ti guarderai allo specchio, congratulati con te stesso e prova un grande piacere per essere la persona che sei, regala a te stesso tutta la stima che puoi perché ricorda che gli unici che apprezzano uno zerbino sono quelli con le scarpe sporche.

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