La “verde” Germania e la CO2.

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Ormai da molto tempo, quando si parla di energia pulita, cioè prodotta senza consumo di risorse non rinnovabili e con impatto ambientale basso o comunque minore rispetto alle fonti di energia convenzionali (gas, carbone, ecc.), la Germania viene presentata come il Paese leader a livello europeo per l’elevato grado di istallazione di impianti solari ed eolici, in continua crescita.

Detto questo, potrebbe sorprendere il dato diffuso recentemente sulle previsioni di emissione di anidride carbonica (CO2) per l’anno passato (i dati reali non sono ancora stati calcolati ma le previsioni sono molto spesso confermate) che mostrano un aumento della produzione del gas responsabile dell’effetto serra di circa 1.2% rispetto al 2012, in particolare da 822 a 834 milioni di tonnellate di CO2 in un anno. Inoltre, se confrontiamo il dato del 2012 con quello del 2011, notiamo un ulteriore incremento da 810 a 822 milioni di tonnellate per anno. Si riporta in figura il grafico della produzione di CO2 nel corso degli ultimi anni.

co2 germany

 

La domanda sorge spontanea: perché?

La risposta è semplice: l’incremento sostanziale di energia rinnovabile, passata a circa il 24% della produzione totale, comporta problemi di gestione della rete elettrica non trascurabili, in quanto questa forma di energia è intrinsecamente intermittente (a causa di calme di vento o raffiche troppo forti per l’eolico, durata delle ore di luce per fotovoltaico, ecc) e pertanto ci deve essere sempre una fonte alternativa e sicura che possa assicurare potenza elettrica in ogni momento.

E qui troviamo il problema! Dopo il terremoto di grado 9 e il conseguente tsunami che ha investito la costa orientale del Giappone, che ha causato il noto incidente alla centrale nucleare di Fukushima del marzo 2011, la Cancelliera tedesca Angela Merkel, ha deciso la chiusura degli 8 impianti più vecchi, risalenti agli anni 60 e 70 in quanto considerati potenzialmente pericolosi per la salute e l’ambiente, riducendo così la potenza nucleare da circa il 22% del totale al 15%. Questa carenza di energia prodotta è stata sostituita con impianti a carbone, decisamente più inquinanti a livello atmosferico, soprattutto in termini di CO2 (ricordiamo che l’energia nucleare non produce anidride carbonica), tanto che nel 2013 la frazione di energia da carbone tedesca è pari al 45% con crescita di quasi 5 punti percentuali dal 2010.

Si è pertanto sostituita una fonte di energia libera da CO2 con una decisamente più inquinante da questo punto di vista, sebbene l’informazione, almeno quella italiana, abbia tralasciato questo importante fatto, coperto dalla notizia sicuramente più appetibile per l’opinione pubblica, dell’uscita dal nucleare (peraltro non vera, come prima puntualizzato).

In conclusione, spesso i media forniscono notizie parziali o imprecise per quanto riguarda le tematiche di politica energetica, soprattutto per gli obiettivi conseguiti dalle fonti rinnovabili, perdendo di vista la realtà dei fatti.. la Germania è solo un esempio, forse uno dei più eclatanti di questo tipo di distorsione, ma ritengo che sia utile ma soprattutto doveroso, essere adeguatamente informati su un tema oggigiorno più che mai fondamentale per lo sviluppo ed il progresso dell’umanità.

 

 Fonti: World Nuclear News, “coal taints Germany’s energy mix”, 12 march 2014; Wikipedia, produzione energia elettrica in Germania.

Grafico in figura riprodotto dall’articolo: World Nuclear News, “coal taints Germany’s energy mix”, 12 march 2014

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Alessio Maggini, 24enne viareggino, è studente laureato in Ingegneria Nucleare della Sicurezza e Protezione presso l'Università degli studi di Pisa.

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