LGBT: Discriminazioni, morti e silenzio.

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Una ragazza si è suicidata a Genova, in Via Borgoratti, l’8 Gennaio. Si chiamava Aurora, aveva 22 anni. Era trans.

La notizia è stata data solo da un sito locale (http://www.genovatoday.it/cronaca/suicidio-borgoratti-genova.html), in modo poco accurato tra l’altro.

Vorrei fare un breve inciso su come si dovrebbe scrivere di transessuali e, da quel che mi riguarda, su come ne scriverò. Intanto, attenzione ai termini. Quando parlerò di ragazza, intenderò una Male to Female (MtF), un ragazzo che sta compiendo la transizione da uomo a donna. Invece quando si parlerà di ragazzi si intendono i Female to Male (FtM), ossia le ragazze che stanno compiendo il percorso per diventare uomo.

Non bisognerebbe mai dire che, per esempio, una MtF è “diventata” ragazza in quanto quella persona si è sempre comportata e sentita in un corpo sbagliato perché ha sempre dovuto convivere con il “disturbo da identità di genere”.

Ma, tralasciando le polemiche sulle scelte editoriali e stilistiche, vorrei approfondire il clima che queste persone si trovano ad affrontare ogni giorno.

Questo concetto è stato messo a fuoco dal rapporto annuale di Amnesty International a livello europeo.

Qui di seguito la parte riguardante all’Italia: “In Italia, la mancanza di una legislazione penale antidiscriminazione che contempli l’omofobia, la transfobia e la lesbofobia tra le possibili cause di discriminazione ha favorito l’aumento di intolleranza e discriminazione verso le persone Lgbti. Negli ultimi anni, attacchi verbali e fisici si sono verificati con sempre maggiore frequenza, mentre diversi esponenti politici e rappresentanti delle istituzioni hanno continuato a fomentare intolleranza e odio con dichiarazioni palesemente discriminatorie.
 
A causa di questa lacuna legislativa, le vittime di reati di natura discriminatoria basati sull’orientamento sessuale e l’identità di genere non hanno la stessa tutela delle vittime di reati motivati da altre tipologie di discriminazione (come quelle basate per esempio sull’appartenenza etnica, la nazionalità o la religione). Pertanto, l’incitamento a commettere atti o provocazioni di violenza omofobica e transfobica non è perseguibile come altre forme di incitamento alla violenza discriminatoria. Questa situazione rischia di favorire l’aumento di intolleranza e violenza verso le persone Lgbti. 
 
Nel luglio 2011, come nel 2009, il parlamento ha respinto la proposta di legge contro l’omofobia e la transfobia, accogliendo le pregiudiziali di incostituzionalità presentate dai vari gruppi parlamentari. Il disegno di legge mirava a introdurre l’aggravante di omofobia nei reati motivati dall’odio e dalla violenza sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. Inoltre, nella legislazione italiana manca il riconoscimento della rilevanza sociale delle famiglie costituite da persone dello stesso sesso e dai loro figli. Ciò impedisce a molte persone di godere dei diritti umani essenziali per l’autorealizzazione e alimenta la stigmatizzazione delle persone Lgbt.” (http://www.amnesty.it/diritti-persone-lgbti-in-europa)

 

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