L’importanza di essere dottore in Scienze Motorie

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Discriminato, sottopagato e non tutelato: è questo il ritratto del laureato in Scienze Motorie. Pur possedendo competenze specifiche nel campo tecnico-sportivo, nel settore organizzativo e gestionale e in quello della prevenzione primaria e secondaria, nel Belpaese questa figura non è ancora riconosciuta. A differenza di paesi come Australia, Canada e Germania, in Italia manca perfino un albo per tutelare questa professione. Complice la mancanza di un’identità ben definita a livello giuridico e l’immotivata paura dei professionisti del movimento di “un’invasione di campo” da parte del laureato in Scienze Motorie, che andrebbe invece ad affiancarsi alle altre figure professionali del settore.palestra

Eppure molteplici studi scientifici evidenziano il ruolo dell’attività motoria sulla salute e i rischi di una sua scorretta applicazione, ribadendo la necessità di una sua somministrazione sia a scopo preventivo che terapeutico. Già nel 2007,  l’ “American College of Sport Medicine” (ACSM), la principale istituzione scientifica per le attività motorie negli Stati Uniti, promuoveva la campagna “Exercise is Medicine”, che mirava a sottolineare l’importanza di una buona e sana attività fisica anche in persone con patologie. Ma in Italia la figura del laureato in Scienze Motorie continua a essere vista con sospetto e, troppo spesso, perfino con ironia.

Fortunatamente qualcosa sembra, però, agitarsi negli Atenei italiani, dove gli studenti hanno indetto una raccolta firme, aperta a tutti i cittadini, per la tutela del laureato in Scienze Motorie e il riconoscimento dell’attività motoria in ambito sanitario. L’iniziativa, organizzata dal gruppo Facebook “Scienze Motorie Italia”, ha già riscontrato importanti adesioni da parte di docenti universitari, che hanno subito appoggiato la “Dichiarazione di intenti per proposta di legge a tutela dell’Attività motoria”, scaricabile direttamente dalla pagina del gruppo. La richiesta è semplice:  “Vogliamo essere legislati, riconosciuti e tutelati, ma soprattutto vogliamo che chi si affida a istruttori, personal trainer, posturologi per fare attività fisica, sportiva, preventiva o correttiva, si affidi a persone competenti e quindi lo faccia in tutta sicurezza. Per questo è necessaria l’esclusività di tali mansioni ai laureati in Scienze Motorie, triennali e specialistici”- dichiara uno studente attivo nel progetto. Ma le barriere, derivanti dai pregiudizi e dalla mancanza di una vera e propria “cultura del movimento”, sembrano essere ancora troppo alte per poter essere scavalcate.

 

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Melissa Aglietti

Raccontarvi chi io sia non è semplice. Sono stata tante cose: sono stata la scure di Raskol'nikov, sono stata gli occhi vivi e intelligenti di Elizabeth Bennet, il vestito rosa di Kitty, lo sguardo rivolto al mare in tempesta di Sarah Woodruff. Sono essenzialmente tutti i libri che leggo. Contatti: melissa.aglietti@gmail.com

3 commenti

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    Scienze motorie??? 3 anni?? Dottori nella sanità?? Ragazzini di poco più di 22/23 anni (ma dai!!!). Ho seguito diversi “dottori in scienze motorie” … non sapevano eseguire neppure lo Squat… Forse non sarà per tutti così ma l’esperienza nei vari sport e la conoscenza pratica ha un peso rilevante (anni da dedicare agli allenamenti oltre allo studio).

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    l’esperienza nei vari sport e la conoscenza pratica hanno un peso rilevante, è vero. Ma a parte il fatto che un buon istruttore non è colui che sa fare ma colui che sa insegnare, così come il personal trainer di successo non è colui che ottiene risultati ma colui che li fa ottenere; seguendo questo ragionamento un capocantiere sarebbe sicuramente migliore di un ingegnere a progettare anche un semplice muro, oppure un infermiere sarebbe in diritto ad insegnare ad un chirurgo specializzando come si opera.

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