E la malaria?

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La malaria è una malattia infettiva che quasi un millennio ha segnato la storia del nostro paese e dell’Europa mediterranea.

A Castiglion della Pescaia, il passaggio attraverso il borgo, situato su un’altura, era sottoposto a pedaggio; chi non poteva pagare, doveva attraversare la pianura costiera e paludosa, infestata dalla malaria.

I paduli sono stati luoghi di morte ed epidemia fino a metà del novecento, epoca delle grandi bonifiche che hanno risolto il problema alla sua radice, eliminando la contaminazione delle zanzare.

Se da noi non abbiamo che qualche contagio occasionale, infettatosi nei paesi in cui la malaria è ancora drammaticamente presente, la malattia è presente in ben 102 paesi. Nel 2012, sono stati stimati 207 milioni di casi e 627000 morti. Tuttavia, partire dai primi anni 2000 si è assistito a un progressivo decremento dei casi e dei decessi, con ben 52 paesi che sono entrati nell’elenco di quelli che potrebbero ridurre l’incidenza del 75% entro il 2015.

Il parassita che causa la malaria è il Plasmodium falciparum, trasmesso attraverso la puntura di zanzare infette. I sintomi, febbre, vomito, malditesta, sudorazione profusa e convulsioni, compaiono dopo circa 15 giorni dall’infezione; la malattia, se non trattata, mette in pericolo la vita del paziente. In alcune parti del mondo, il Plasmodium è diventato resistente ai trattamenti disponibili. Attualmente, si utilizzano terapie combinate che includono Artemisinina e misure di prevenzione come l’utilizzo di insetticidi.

Secondo il Dr F.H. Nosten, professore di medicina tropicale ad Oxford e direttore del Shoklo Malaria Research Unit on nytimes, l’unica vera risoluzione per sconfiggere la malaria è un vaccino efficacie. La storia dei trattamenti della malaria infatti è costellata dalla progressiva perdita di efficacia dovuta alla resistenza che il Plasmodium è capace di sviluppare.

Negli anni 90 si è assistito al calo dell’efficacia del farmaco Lariam ed il numero di morti ha subito un aumento. Allora, si temette l’inizio di un epoca di inefficacia e nuove epidemie. Per fortuna, la combinazione del Lariam, farmaco a permanenza lunga nel sangue, e del nuovo preparato Artemisina si è dimostrato efficacie. La combinazione, indicata con la sigla ACT, cominciò a essere usata a tappeto in Thailandia e in Myammar nel 1994 ottenendo un drastico calo dei casi e dei decessi. Purtroppo la WHO fu lenta nel riconoscere il trattamento che cominciò ad essere usato in ritardo nel resto del mondo, in particolare in Africa. Nel biennio 2000-1 migliaia morirono durante l’epidemia di malaria nel Burundi, principalmente a causa dell’utilizzo di cure inefficaci. Soltanto nel 2004 un articolo pubblicato su Lancet, critico verso la WHO, smosse le pratiche per l’accreditamento della terapia.

Purtroppo, recentemente il parassita ha mostrato crescente resistenza nei paesi asiatici. I giorni di somministrazione necessari per uccidere il parassita ed ottenere la guarigione si moltiplicano e si prospetta l’inefficacia dell’ACT per il prossimo futuro. Le pratiche di prevenzione, come l’utilizzo di insetticidi e di reti non sono completamente efficaci in alcune zone, dove le zanzare infette pungono nelle ore diurne e all’aperto. L’unica concreta speranza per una risoluzione definitiva sarebbe, appunto, il vaccino.

Secondo quanto riporta il Dr. Nosten, è dimostrato che in alcuni villaggi asiatici una metà degli infetti non mostra sintomi e non viene trattato, aumentando il rischio di infettare altri soggetti. Una strategia forse decisiva sarebbe il trattamento di massa, anche di quei casi presunti e difficilmente individuabili. Alcune società stanno già investendo in tal senso, ma il business della malaria è così esteso ed in alcuni casi così corrotto che è difficile controllarlo e direzionarlo verso prospettive innovative.

In conclusione: forse quella della malaria è diventata una storia in discesa, ma comunque tortuosa.

Riferimenti:

WHO topics on malaria

Dr Nosten’s article on NYtimes

In rosso, le zone ad alto rischio di malaria

In rosso, le zone ad alto rischio di malaria

 

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Nata nel 1988 a Pisa, è vissuta da sempre Viareggio. Diplomata in lingue al liceo Classico/LInguistico G. Carducci di Viareggio, studia sei anni Medicina e Chirurgia a Pisa e si laurea a febbraio 2014. Scrive da sempre, racconti brevi, romanzi e poesie che però di rado lascia sfuggire dai propri cassetti. Attualmente vive in Trentino, dove svolge un dottorato di ricerca in Psicologia e Formazione presso l'Università di Trento. Apparentemente instancabile, il suo svago più amato è scoprire sempre nuove cose (o riscoprirne di dimenticate).

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