Parka, storia di un giacca.

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Kate Moss (2003)

Kate Moss (2003)

 

Da diversi inverni il Parka è sicuramente uno dei cappotti più apprezzati, specialmente tra noi giovani; un capo di abbigliamento comodo, versatile e stiloso sia per donna che per uomo, la cui provenienza è databile molti e molti anni fa e non poco interessante da conoscere.
La storia del parka è da rintracciare tra il popolo Inuit, la cui gente in origine era solita indossarne tre, uno sopra l’altro, fatti di pelliccia di volpe, di foca e di orso polare. Il termine parka deriva dalla lingua Nantes (parlata in Russia) e vuol dire “pelle di animale”.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, i progettisti di abbigliamento militare lo reinterpretarono per i soldati americani, confezionandolo in cotone, con gli interni in pelliccia e un cordone sulla vita da stringere per non far passare il gelo.
Nel 1951, entrò in commercio un nuovo tipo di parka creato a posta per i militari americani arruolati per la Guerra di Corea, molto più adatto al clima coreano, con involucro di lana sfoderabile, per i periodi più caldi, e con tessuto impermeabile, adatto alla stagione dei monsoni.
Nel 1954, il noto marchio Refrigiwear confezionò un parka con tessuti tecnici per i lavoratori del Meatpacking District, i quali passavano gran parte delle loro ore lavorative in celle frigorifere per la carne. La stessa giacca diventò tra le preferite degli sportivi che partecipavano alla famosa gara dei 1600 km tra Alaska e Canada.
Alla fine degli anni Cinquanta diventò la giacca icona dei Mods, i quali la indossavano di color verde, come quelli dei soldati americani, stretto sulla vita e con la coda di rondine, molto spesso arricchito da toppe o spille con il loro stemma, quello della Royal Air Force, con la Union Jack, con i simboli dei gruppi musicali preferiti da questa corrente giovanile; oltre che alla moda, era comodo da portare quando sfrecciavano sui loro motorini. Da questo momento, il parka diventò il simbolo della ribellione giovanile, soprattutto durante gli anni Sessanta e Settanta. Nel 1973, apparì anche sulla copertina dell’album Quadrophenia degli Who.
Agli inizia degli anni Novanta, il parka entrò a far parte della moda grunge; Kurt Cobain ed Eddie Vedder non se lo fecero mancare.
Tra le persone del mondo dello spettacolo che lo riportò alla ribalta c’è Kate Moss, la quale nel 2003 si fece fotografare con un parka sulla cui schiena era scritto “God Save The Queen”, noto brano dei Sex Pistols. Sempre Kate nel 2008 posò con il suo parka sulla copertina di Vogue UK.
I primi a farlo sfilare in passerella furono Burberry London ( con pelliccia di montone all’interno), Fay (con pelliccia sul cappuccio) e Aquascutum (in una versione più simile ad impermeabile). La Woolrich è stata il primo marchio a lanciarlo in versione piumino, con rivestimenti in Gore-Tex per la traspirazione.
Oggi il parka lo troviamo di tutti i tipi, lunghi sopra al ginocchio o corti sotto la vita; non più solo di colore verde, ma anche blu o nero, con maniche in pelle, rivestito all’interno per i periodi più freddi o sfoderabile per le mezze stagioni, con applicazioni, con il cappuccio o senza; ha una fascia di prezzo che varia molto a seconda del marchio, per cui è un tipo di giacca accessibile a tutti. Durante questo inverno 2014-2015 lo vedremo in tante varianti, da quello firmato Yves Saint Laurent a quello di Stella McCartney. E cosa più importante: sta bene su tutto!

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