Quell’Inarrestabile Fiume chiamato Pink Floyd

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COPERTINA

Nel marasma di un mercato musicale oramai tendenzialmente dominato da sonorità preconfezionate giunge quest’anno un devastante terremoto. Il 2014, infatti, ha visto il ritorno di un marchio capace di legare la grande bellezza artistica con la potenza economica del meritato successo. Sto scrivendo dei Pink Floyd.

Dopo varie vicissitudini che videro l’abbandono del bassista Roger Waters, a metà anni ’80 la storica band rimase in mano al chitarrista David Gilmour e al batterista Nick Mason, a cui si aggiunse lo storico tastierista Richard Wright. Insieme, durante l’incisione del disco The Division Bell, avvenuta vent’anni fa, i tre registrarono alcuni brani raccolti inizialmente in un progetto chiamato The Big Spliff. Accantonato, le tracce sono state riprese ed ampliate da Gilmour e Mason dopo la morte di Wright, avvenuta nel 2008. Il risultato è The Endless River, un maestoso canto del cigno di questo leggendario gruppo.

Diviso in 4 parti, questo disco parla della vita nella sua più pura essenza e lo fa attraverso un poetico percorso interpretabile secondo dei passaggi ben precisi. Il Side 1 è l’attimo del concepimento: le sonorità del disco ci trasportano in un lungo viaggio fatto da quei flussi che risalgono la corrente e raggiungono la vetta della creazione di un’esistenza, che poi non è altro che la nostra. Il Side 2 è la nascita: attraverso la metafora musicale della formazione di un feto nel grembo di una madre, veniamo scossi dalla frenesia che origina la nostra pelle e dai ritmi tribali che ci scolpiscono e ci fanno essere un’opera di carne, la quale, infine, si dirige verso il primo e tempestoso raggio di luce che ne delinea lo sguardo. Il Side 3 articola il vivere la vita nella sua più profonda purezza: la musicalità si tramuta in atmosfere più riflessive, in quanto nel corso del nostro peregrinare prendiamo coscienza delle emozioni, della fragilità, della solitudine, dell’amore. In noi, poi, arrivano i ricordi e si diviene sempre più consapevoli del buio che lentamente ci avvolge. Il Side 4, infine, è l’ultima fase del respiro, quella in cui ci accingiamo a varcare la soglia dell’aldilà, ossia il trapasso: anche questa volta il trasporto emotivo ci trascina in un viaggio, ma questa volta la meta è superare la morte e andare oltre il cielo, oltrepassando le eteree nuvole grazie al dolce Caronte (raffigurato, quasi simbolicamente, sulla copertina del disco) che ci fa passare la sponda di quell’inarrestabile fiume tra la vita terrena e quella celeste.

Il sigillo che sancisce la chiusura delle nostre palpebre è l’ultima traccia Louder than words: una preghiera, in memoria di Wright, che chiude il cerchio della vita introducendo le sonorità del viaggio presenti all’inizio della prima traccia, come a dire che l’essenza dell’esistenza non avrà mai fine. E noi rimaniamo assolutamente in silenzio, perché in fondo, l’incanto che genera questo disco è più eloquente di qualsiasi parola.

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Lorenzo Simonini

Nato a Viareggio nella tarda primavera del 1988, ha fatto del Cinema il principale argomento di studi tra Roma e Pisa, senza tralasciare altri rami d'interesse come la Fotografia e la Scrittura.

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