Referendum in Grecia: Il NO ha trionfato. Durissimo colpo alla Troika.

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Uno schiaffo all’Europa dai padri fondatori della democrazia. Ieri in Grecia si è tenuto il tanto discusso e osteggiato referendum per far decidere al popolo greco se accettare o meno le misure delle istituzioni europee. La decisione del primo ministro Alexis Tsipras ha rappresentato un vero esempio di coraggio, in un contesto economico arrivato da tempo fuori controllo, nonché a una lunga serie di atti oligarchici da parte della Troika.

IL REFERENDUM: OLTRE IL 60% DEI GRECI HA DETTO ‘NO’.
Alle ore 18 (19 locali) di ieri con la chiusura dei seggi si era già ben compreso l’orientamento dalle prime proiezioni. OXI (dal greco: NO) si è dimostrato subito nettamente in vantaggio rispetto a NAI (dal greco: Sì). Circa il 65% dei greci aventi diritto al voto si è recato alle urne per dire la propria sull’euro e lo spoglio dà il “no” vincente con il 61,3% di voti nelle tredici regioni elleniche. Un grande urlo di gioia nella sede di Syriza ha accolto i primi sondaggi sulle indicazioni di voto. Il no avrebbe stravinto soprattutto tra i giovani greci: avrebbe perso il 67% dei voti dei giovani tra i 18 e i 34 anni; il 49% tra i 35-55 anni; solo il 37% tra gli over 55.

oxi

RINGRAZIAMENTI DI TSIPRAS E PREVENTIVE DIMISSIONI DEL MINISTRO VAROUFAKIS.

“Abbiamo dimostrato che la democrazia non può essere ricattata”. Ha così esordito il primo ministro Alexis Tsipras subito dopo la conferma del risultato referendario.  Piazza Syntagma, davanti al parlamento di Atene, esplode in una grande festa non appena le proiezioni annunciano la vittoria del “no” con una percentuale attorno al 60%. Al gazebo del comitato per il ‘no’, che si trova al centro della piazza, la festa inizia quasi subito. E già dai primi sondaggi, scatta un applauso anche da parte di chi è davanti agli schemi dei televisori dei bar.

“La vittoria del ‘no’ è la risposta coraggiosa dei greci – ha detto nella sera di ieri il ministro greco dell’Economia Yanis Varoufakis –. I greci hanno detto un coraggioso ‘no’ a cinque anni di ipocrisia e all’austerità. Da domani l’Europa inizi a curare le nostre ferite. Tenderemo una mano per collaborare con i nostri compagni e chiameremo tutti i nostri partner, uno a uno, per trovare un luogo comune e definire un’intesa positiva per tutti”. Ha anche precisato, “la permanenza della Grecia nell’euro non è tema delle trattative fra Atene e creditori, perché l’Europa non permetterà la circolazione di una valuta parallela”.

Nella mattina di oggi Yanis Varoufakis ha rassegnato le dimissioni, dal proprio profilo Twitter, dove il ministro ha scritto: «Minister No More!».

Varoufakis ha spiegato in un post sul suo blog di aver lasciato l’incarico per consentire al primo ministro, Alexis Tsipras, di stringere piu’ facilmente un accordo con i creditori. «Subito dopo l’annuncio dei risultati del referendum, sono stato informato di una certa preferenza di alcuni membri dell’Eurogruppo e di “partner” assortiti per una mia… “assenza” dai loro vertici, un’idea che il primo ministro ha giudicato potenzialmente utile per consentirgli di raggiungere un’intesa per questa ragione oggi lascio il ministero delle Finanze. Considero mio dovere aiutare Alexis Tsipras a sfruttare come ritiene opportuno il capitale che il popolo greco ci ha garantito con il referendum di ieri»

Il premier greco Tsipras ha successivamente ringraziato per il suo “instancabile impegno” il ministro delle finanze Varoufakis dopo le sue dimissioni per favorire un accordo con i creditori (Agr).

 

LE REAZIONI DALL’EUROPA. DOMANI VERTICE STRAORDINARIO DELL’EUROGRUPPO.

In seguito al no della Grecia al referendum i mercati finanziari risutano tutti in calo. Domani Eurogruppo straordinario a Bruxelles convocato per le ore 13. Spaccature tra i creditori stessi: in attesa del vertice tra Angela Merkel e Francois Hollande in serata, Berlino ha infatti ribadito che “al momento non ci sono i presupporsi per nuove trattative su altri programmi di aiuto”. Mentre la Francia è su posizioni molto più morbide: per il ministro delle Finanze Michel Sapin “il referendum non definisce nulla”, “spetta al governo greco fare delle proposte” e quello che conta “è la qualità dei negoziati che si apriranno”. Le prossime ore parleranno chiaro per il futuro di Grecia e del resto dell’Eurozona.


NEL FRATTEMPO IN AUSTRIA….

Occorrevano 100mila firme, in una settimana ne hanno raccolte 261.000 solo perché hanno dovuto fermarsi: la Corte Costituzionale austriaca aveva concesso sette giorni e non uno di più per raccogliere le firme necessarie ad ammettere la petizione popolare per l’uscita dell’Austria dall’Unione Europea, sperando che non sarebbero stati sufficienti. Ne avesse dati quindici di giorni, probabilmente la gran parte dei sei milioni e mezzo di elettori austriaci (in Austria il diritto di voto scatta a 16 anni) avrebbe votato a favore della ‘Volksbegehren EU Austritt‘. Un successo, nonostante il boicottaggio dei media nazionali ed europei, nonostante le difficoltà del voto ammesso solo nelle sedi comunali e nei tribunali. Nonostante tutto 261mila Austriaci hanno deciso che il Parlamento deliberi immediatamente oppure indichi presto un Referendum popolare perché sia il popolo a decidere se restare o meno nell’Unione Europea. (da ebayabuse)

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Matteo Provvidenza è nato 25 anni fa a Viareggio. Nel Maggio 2012 ha fondato e redatto il blog di informazione indipendente 'Viareggio Free World' fino al Luglio 2013. Attualmente è redattore principale e fondatore di VFW Project, nato dalle ceneri del precedente, il quale si sta rivelando punto di riferimento per l'informazione indipendente locale.

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