“Il risveglio di Giulietta” giovedì 16 marzo al teatro Lux di Pisa

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Giulietta si è svegliata e andrà in scena al teatro Lux di Pisa questo giovedì. La giovanissima artista Alice Rugai, in arte Muitoevoli, approda alla sua prima fatica teatrale con “Il risveglio di Giulietta“, un lavoro ambizioso che, pur citando già nel titolo il Romeo and Juliet di William Shakespeare, si prefissa come obiettivo quello di reinventare una delle tragedie d’amore più famose (e forse più inflazionate) nel mondo.

Una certa diffidenza da parte del pubblico potrebbe apparire, dunque, scontata. se ci si limitasse a una pura rilettura in chiave moderna. Ma “Il risveglio di Giulietta” è oltre la stessa riscrittura: l’opera shakespeariana, infatti, è ridotta a mero background. Il luogo dell’azione è una moderna Verona, una grottesca cittadina popolata da arrivisti e mediocri, che sembra aver perso l’incanto della città shakespeariana. In questo contesto non può esserci posto per il sognatore Omero-Romeo, ragazzo perennemente innamorato dell’Amore, “cieco nella realtà e non cieco per amore “, il cui vivere “è aver vissuto”, e destinato inevitabilmente all’infelicità.

Appare, dunque, quasi scontato che ad un ballo di carnevale incontri e si innamori, ricambiato, di Giulia-Giulietta, figlia del rivale in affari di suo padre. Ma per niente scontato è l’evolversi dei due personaggi in seguito a questo evento. E se in Shakespeare i due giovani innamorati appaiono un po’troppo stereotipati e svenevoli, Omero e Giulia scardinano la tradizione di cui sono eredi, dotati come sono di una discreta profondità intellettuale (entrambi i giovani sono colti e attivi intellettualmente) e di una buona dose di tormenti (entrambi sembrano cadere vittima del male di vivere, tanto comune all’uomo moderno e tanto estraneo ai protagonisti di Romeo and Juliet).

Atteggiamento che finisce nel rispecchiarsi anche nel linguaggio adoperato da Omero e Giulia, a tratti aulico e ricco di reminiscenze, a tratti triviale e completamente figlio del suo tempo, quasi a evidenziare lo scontro tutto interiore (almeno nella parte iniziale) tra Infinito e Infimo, tra Realtà e Sogno. L’amore tra i due protagonisti sembra nascondere, in realtà, un desiderio condiviso di fuga da quel mondo privo di poesia, in cui aspirare all’Infinito costituisce una condanna all’infelicità e al pubblico ludibrio (“Anche io ho sempre desiderato fuggire. Siamo uguali”). Il moto dell’azione è, infatti, costituito dalla volontà da parte dei due giovani di sottrarsi all’infamante posizione di “terze persone”, diventando, così, capaci di oltrepassare quella “linea gialla” che ci separa dal rischio dell’Infinito. Giunge, quindi, inaspettato e sconvolgente (ma inevitabile) il monologo finale di Giulia, non più vittima ma artefice di un risveglio freddo e spietato, lo stesso che sembra incombere, possente e inarrestabile, su di un pubblico che ha perso, ormai, ogni iniziale innocenza.

 

Introduzione scritta da Melissa Aglietti per Uni Info News: LINK

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