Spunti di sport – La tragedia dell’Heysel.

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Una grande festa. Questo, a norma, dovrebbe essere lo spirito che alimenta una partita di calcio. Una rovesciata, un calcio di punizione, o più semplicemente un determinato gesto atletico di questo o di quel dato giocatore. Questo quello che dovremmo apprezzare di una partita. Ci può stare il classico sfottò, ma senza andare offendere o insultare pesantemente i propri avversari, cosa su cui molte volte durante questa stagione in campionato alcune tifoserie hanno un po’ troppo calcato la mano.

Dicevamo, una partita dovrebbe essere una grande festa. Non parliamo poi delle finali, momento in cui le due squadre finaliste sono chiamate a dare il meglio di se. Dovrebbe. A volte, purtroppo, non è così. Basta un gesto da parte di una tifoseria opposta, oppure, un gesto inconsulto da parte di qualche teppista che nulla ha a che fare con le due tifoserie delle squadre finaliste, e allora la festa si trasforma in dolore e angoscia, come ad esempio è successo in occasione della recente finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli, quando un ultrà giallorosso ha sparato a un tifoso del Napoli, Ciro Esposito, ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale Gemelli, il quale sta tuttora lottando per la vita.
Andando più indietro nel tempo, un’altra triste tragedia, ancor più grave rispetto a quanto accaduto poche settimane fa colpì il calcio italiano proprio in occasione di una finale, trasformando quella che sarebbe dovuta una grande festa in una triste carneficina. Mi riferisco, come avrete sicuramente capito, alla tragedia dell’Heysel.

Mercoledì 29 Maggio 1985. Allo stadio Heysel di Bruxelles è in programma la finalissima di Coppa dei Campioni tra la Juventus, guidata da Giovanni Trapattoni e il Liverpool, allenato da Joe Fagan. A dirigere l’incontro l’arbitro svizzero Andre Daina.
Come possiamo da questa pianta, lo stadio era stato suddiviso principalmente in tre aree: un’area destinata per i tifosi della Juventus caratterizzata dalle curve M, N,O; una per i tifosi del Liverpool caratterizzata dalle curve X e Y, e una neutra.

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Bisogna dire che tantissima era l’attesa nel nostro Paese per quella finale, a tal punto che buona parte dei tifosi della Juventus acquistò il biglietto della finale tramite i vari club organizzati, trovando quindi un posto nelle curve M,N,O. Una parte, però, dei tifosi, si era organizzato indivdualmente anche nell’acquistare il biglietto. Questo gruppo di tifosi venne collocato in una delle curve neutre, la curva Z, in quanto gli spettatori belgi, per timore di qualche disordine da parte degli hooligans, avevano acquistato solo una parte dei biglietti di quel settore. Apparentemente questo potrebbe essere un dettaglio non indifferente, in realtà sarà un dettaglio estremamente importante nel prosequio del racconto, in quanto, come possiamo vedere dalla pianta, la curva Z si trova subito dopo le curve X e Y, assegnate al Liverpool.

C’è dunque grande attesa per questa finale di Coppa dei Campioni. Da una parte la Juventus vuole vincere per la prima volta questo torneo, dall’altra i campioni uscenti del Liverpool vogliono comprensibilmente bissare il loro successo. Ci sono gli ingredienti per una partita assolutamente appassionante e in grado di regalare emozioni ai rispettivamente supporters.

Bisogna anche dire, che la scelta dello stadio Heysel come sede della finale non riscosse un fortissimo apprezzamento da parte delle squadre. La struttura dello stadio era troppo vecchia in quanto costruita nel 1929 e peraltro anche fatiscente, come dimostrò la presenza di residui acquei che colavano dai muri, che indubbiamente indebolivano la consistenza della struttura, per non parlare poi, secondo il racconto di alcuni testimoni, della presenza in giro per gli spalti di travi e calcinacci.
A questo si aggiunga anche la pessima cura delle tribune, e il fatto che mancassero delle uscite di sicurezza.
C’era però un elemento da non sottovalutare: il rischio, cioè, che potessero verificarsi degli incidenti sugli spalti a causa degli hooligans inglesi. Cosa che, purtroppo, puntualmente, si verificherà.

GLI SCONTRI DEL PRE-PARTITA E LA TRAGEDIA.

Come avevamo sopra scritto, i tifosi del Liverpool più alcuni tifosi del Chelsea, noti per la loro violenza si trovavano nelle curve X e Y. I tifosi della Juventus che avevano acquistato i biglietti in maniera autonoma, e che non facevano parte della tifoseria organizzata vennero collocati nella curva Z, una delle due curve neutre. Tra i due settori una debole recinzione, e pochi agenti, purtroppo impreparati.

Un’ora prima dell’inizio della partita, purtroppo la situazione andò a degenerare. Una frangia di tifosi inglesi piuttosto violenta, ipotizzando la presenza della curva organizzata della Juve nel settore Z cercò di rompere la recinzione che separa le curva X-Y dalla curva Z. I tifosi juventini e gli spettatori belgi,impauriti, tentarono di fuggire verso il campo. Non fu loro possibile: i poliziotti belgi, impreparati a gestire un’evento del genere, cominciarono a manganellarli, costringendo così i tifosi ad arretrare all’indietro verso il muro di separazione delle curve X-Y-Z.
Si venne così a creare una situazione veramente drammatica, con alcuni tifosi che addirittura si gettarono nel vuoto, alcuni che tentarono di scavalcare il muretto per andare nel settore adiacente, anche se l’impresa non era facile per via della presenza di alcuni appuntiti terminali nelle cancellate, la cui funzione era proprio quella di scoreggiare lo scavalcamento dei settori.
Purtroppo, però, a causa dell’eccessivo peso, il muro crollò, e si scatenò il caos più totale: moltissime persone rimasero schiacciate, calpestate dalla folla e uccise nella corsa verso una via d’uscita, per molti rappresentata da un varco aperto verso il campo da gioco. Tantissimi tifosi vennero uccisi anche dagli stessi appuntiti terminali delle cancellate, praticamente infilzandoli. Dall’altra parte dello stadio i tifosi juventini presenti nei settori M-N-O e gli spettatori belgi presenti nelle altre tribune neutre non riuscivano a capire cosa stesse mai accadendo.
Solo circa mezz’ora dopo un battaglione mobile della polizia belga riuscì ad arrivare allo stadio per ristabilire l’ordine trovando il campo e gli spalti invasi da frange inferocite di tifosi juventini.
Fu allestito a tempo di record un ospedale da campo fuori dell’Heysel, da cui le poche ambulanze presenti facevano la spola, dirette verso i vari ospedali.
Tutto venne organizzato praticamente di fretta e furia; addirittura per portare fuori dallo stadio i feriti nell’ospedale di campo i soccorsi non esitarono a utilizzare qualsiasi piano rigido fosse disponibili, transenne comprese.

Il bilancio alla fine fu davvero drammatico: 39 le persone che persero la vita (32 italiani, 4 belgi, 2 francesi e 1 irlandese), oltre 600 i feriti. I superstiti non esitarono a contattare i giornalisti presenti allo stadio in tribuna stampa chiedendo loro di telefonare a casa per rassicurare i familiari in Italia che stavano bene.

Questo il racconto dei momenti successivi alla tragedia dalla radiocronaca che Enrico Ameri e Carlo Nesti realizzarono per Radio Rai.

LO SVOLGIMENTO DELLA PARTITA.

In seguito alla tragedia che si era compiuta, resta una decisione da prendere: cosa fare della partita? I giocatori di entrambe le squadre erano ancora negli spogliatoi, non sapevano cosa fosse successo in campo. Cosa era meglio fare? Disputare ugualmente la gara o rinviarla a data da destinarsi? I dirigenti della polizia belga e i dirigenti UEFA decisero di far disputare ugualmente la partita per paura che il mancato svolgimento potesse inasprire i toni della protesta da parte dei tifosi, e potesse generare ulteriori tensioni.

La partita, dunque, si giocò ugualmente con la vittoria da parte della JUVENTUS per 1-0, grazie a un calcio di rigore trasformato da MICHEL PLATINI.

Bisogna però dire che in ambito televisivo la decisione di far giocare ugualmente l’incontro venne accolta in maniera non proprio entusiastica.
Come apprendiamo da Wikipedia, la televisione tedesca si rifiutò di trasmettere l’incontro. Singolare la decisione assunta dalla televisione austriaca, la quale continuò a trasmettere le immagini della partita provenienti dall’Heysel, sospendendo però la telecronaca, e mandando in onda un cartello su cui c’era scritto “Questa che andiamo a trasmettere non è una manifestazione sportiva”.
Per quanto riguarda la RAI, era Bruno Pizzul a seguire l’evento. Il celebre telecronista friulano accolse con disappunto la decisione delle forze dell’ordine belghe e dell’UEFA di far disputare comunque la partita, promettendo ai telespettatori, di commentarla nella maniera più asettica possibile, come peraltro possiamo ascoltare nella telecronaca che andò in onda quella sera, qui allegata.

Dunque, la JUVENTUS, si aggiudicò la sua prima COPPA DEI CAMPIONI in una notte assolutamente da dimenticare. Una vittoria prestigiosa, che però faceva a pugni con quanto accaduto prima della partita. Tantissime non a caso furono le polemiche rivolte verso una parte dei giocatori bianconeri, propensi a festeggiare la coppa appena vinta.
Come si fa a festeggiare un trofeo, se prima dell’inizio della partita 39 persone hanno perso la vita, e oltre 600 sono rimaste ferite?
Bisogna anche dire, come avevamo già detto, che le squadre, al momento dei fatti erano rimaste negli spogliatoi, e non vennero molto informate di quanto accaduto.
Appreso al termine della partita di quanto realmente accaduto, furono gli stessi giocatori bianconeri a scusarsi per gli eccessivi festeggiamenti. In particolare, Boniek, rifiutò di ritirare il premio partita per la vittoria della Coppa, in quanto era una partita che non avrebbe mai voluto giocare.

Il comportamento da parte dei tifosi inglesi, comunque, costò molto caro alle formazioni inglesi, le quali vennero escluse per 5 stagioni dalle coppe europee.

In seguito alla tragedia avvenuta e in seguito alla precarietà della struttura, lo stadio Heysel venne abbattuto, ricostruito e denominato Re Baldovino, in onore del principe regnante venuto a mancare nel 1993. Ciò che rimane del vecchio Heysel è un cancello che è stato restaurato e inserito all’altezza dell’entrata principale.
Lo stadio venne riaperto e inaugurato in occasione dell’amichevole Belgio-Germania, disputata il 23 Agosto 1995, e che vide la vittoria della Germania per 2-1, con i tedeschi che passarono in vantaggio al 6° minuto di gioco con Moeller, il pareggio belga con Goosens al 17° e il goal della vittoria tedesco con Bobic all’84° minuto di gioco.
Da rilevare, infine, la presenza all’interno dello stadio, dal 2000, di una targa commemorativa all’interno dello stadio con 39 tacche come simbolo delle 39 persone che persero la vita all’Heysel durante la finale di Coppa dei Campioni, e sotto la quale Paolo Maldini e Antonio Conte deposero un mazzo di fiori alla vigilia della seconda partita della fase eliminatoria di Euro 2000 tra l’Italia guidata da Dino Zoff e i padroni di casa belgi.

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A quella prima targa ne è stata poi aggiunta un’altra, il 29 Maggio 2005, con i nomi delle 39 vittime, e una meridiana monumento all’altezza della curva Z, costituita da un lungo palo che svetta obliquo verso il cielo illuminandosi da trentanove faretti e comprendente anche una una pietra con i colori della bandiera italiana e di quella belga, insieme alla poesia “Funeral Blues” scritta dall’inglese W.H. Auden.

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Uno stadio, l’ex Heysel, che secondo quanto comunicato nel giugno dello scorso anno, verrà nuovamente abbattuto per ricostruire un nuovo stadio, più funzionale in vista degli Europei del 2020. Le autorità belghe hanno promesso di preservare e di reinserire all’interno del nuovo stadio sia le due targhe, sia la meridiana monumento.

Questa, dunque, la storia relativa alla tragedia dell’Heysel. Una tragedia che purtroppo, è stata anche oggetto nel corso degli ultimi anni anche di vergognosi cori offensivi.
Non posso non pensare nello scrivere queste righe ai tifosi di una data tifoseria che, con un certo orgoglio, si sono fatti raffigurare con una maglietta della propria squadra con su scritto in maniera artigianale +39, per indicare il numero delle persone che persero la vita all’Heysel; cori offensivi inneggianti all’Heysel in occasione delle partite di campionato, o finestrini dei pullman dei tifosi su cui compare la scritta +39.

Se c’è una cosa che mi fa veramente ribrezzo sono questo genere di cose. Ci può stare lo sfottò, ma offendere le persone che purtroppo hanno perso la vita no; e questo, se vogliamo è l’ulteriore dimostrazione di come purtroppo il nostro calcio abbia preso una strada sempre più verso il basso.
Sarebbe bello se prima di realizzare questi striscioni, o ideare questi cori a dir poco vergognosi, si pensasse un attimo a cosa è successo quella sera di 29 anni fa, con 39 persone che hanno perso la vita allo stadio per il solo fatto di essersi andati a vedere una partita, e che purtroppo hanno subito la violenza di un gruppo di holligans,causa questa della morte di queste persone.
E questa se vogliamo, è la cosa che fa ancora più male.

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Ottico-Optometrista dal 2006, e al contempo appassionato di scrittura. Autore di alcuni articoli per il sito ViareggiOk, dal 2010 gestisce nel tempo libero la pagina Facebook dei lettori del Guerin Sportivo. Dopo aver fondato nel Febbraio 2011 il blog Varie News, nel Giugno dello stesso anno crea e al contempo cura la rubrica SPUNTI DI SPORT sia per la pagina Fb sia per il blog. Da Aprile 2014 SPUNTI DI SPORT arriva sul sito Internet del GUERIN SPORTIVO

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